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Gerenza

Mi capitò di usare internettuale per dare un contenuto alla parola internauta, che identificava semplicemente l’azione di chi navigava nella rete. Ho usato internettuale per anni nei pezzi che andavo scrivendo per la carta stampata e anche per Visum il primo giornale telematico regolarmente registrato al tribunale di Roma. Era il 1998 e l’impegno di Carlo Salvatore a tutt’oggi procede con successo. Nel marzo del 2001 decisi di tentare il lancio di un sito che diventasse luogo geometrico d’incontro di internettuali, cioè di uomini e donne con la voglia di confrontarsi e con lo sguardo rivolto al futuro. E – per quanto umanamente possibile – senza preconcetti. Fui aiutato da mia figlia Alberta, fantasiosa disegnatrice oltre che pr, e da un giovane destinato ad una brillante carriera accademica, Valerio Iacobini. La gestione fu affidata alla Cds Informatica, una delle rare società del ramo che avesse sede a Roma e non a Milano. Il sito fu segmentato in poche rubriche, con funzione di raccoglitori per fini e non per contenuti. Per esempio la rubrica osmosi conteneva pezzi che, al di là della notizia raccontata, rappresentavano punti di incontro (e di scontro) di culture diverse. Comunque per anni internettuale è rimasto aperto a chiunque volesse intervenire con onestà… intellettuale. Nel frattempo c’è stato il boom dei blog innescando un declino in visibilità di siti che non fossero già consolidati per le più diverse ragioni (potenza dell’editore, notorietà dei protagonisti, servizi convenienti, eccetera ecceterone). M’ero perciò rassegnato ad archiviare fra le tante esperienze concluse anche internettuale quando Gilbert Dawed, ideatore e proprietario di Avatar Media, società a cavallo fra l’Irlanda e la Francia, mi offrì di fare un altro tentativo. Essendo Gilbert mio amico dagli anni nei quali smaltivo la sbornia sessantottina, gli ho dato via libera. Andrà meglio questa volta? Non lo so. A dirla tutta mi riterrei più che soddisfatto se da internettuale il navigatore occasionale ricevesse la spinta giusta per liberarsi di almeno uno dei tanti luoghi comuni oggi imperanti. Un esempio? E’ diffusa la convinzione che la guerra in Iraq sia scoppiata per il petrolio. Ma quanto petrolio c’era in Viet-Nam? L’occupazione dello spazio in Asia è un’esigenza geopolitica dell’impero statunitense. Se l’analisi la facciamo nella giusta ottica (senza strillare né quanto sono cattivi né quanto sono buoni gli americani) servirà come minimo a fare previsioni più corrette.

Come si vede internettuale è ambizioso. Assai.

Puccio Spezzaferro

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