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In Emilia la terra trema da millenni (e l’uomo non c’entra)

Il terremoto in Emilia ha trovato i soliti comodi tiratori che sparano sui bufali dal treno in corsa. Cosa dicono questi esperti? Che la Terra (la chiamano Gea divinizzandola come facevano gli antichi) si è ribellata contro le trivelle e le pompe che le sottraggono gas e petrolio. Il vuoto causato da questi furti (commessi per deprecabile bramosia di guadagno, dice l’esperto che, meritoriamente, va in bicicletta) ha creato squilibri sotterranei che in superficie uccidono le persone e distruggono cose.
Un’antichissima credenza raccontata in sanscrito e in cuneiforme, in greco e in latino, con ideogrammi e geroglifici, è diventata di moda. Tutte le volte che Madre Natura si agita (eruzioni, terremoti, uragani, tsunami…) la colpa è dell’uomo.
Fin dal Diluvio Universale (non quello di Shu ching, o di Deucalione oppure di Ut-napishtim e neppure di Manu, ma quello raccontato dall’Antico Testamento), si racconta che l’uomo sia il solo responsabile della catastrofe. Nella Genesi leggiamo che Dio scatenò le acque per punire l’umanità peccatrice (salvando soltanto Noè e famiglia con accompagno di animali) e che perciò la vendetta divina fu causato dall’umana malvagità.
Il peccato, dunque, provoca la giusta punizione. E questo lo si ritrova in miti leggende e superstizioni religiose d’ogni genere e caso.
Oggi, però, che di peccato si parla poco o niente, quando infuriano le forze naturali la colpa è della “insaziabile fame di profitto”. A parte il fatto che non si può chiedere ad una società di essere contronatura, di fare cioè opere di bene invece che profitti, quel dito puntato contro le industrie è il più delle volte il dito di un ignorante. Fateci caso. Ci sono popolazioni che non fanno barricate contro un termovalorizzatore (i bolognesi, per esempio) e altre (i casertani, per esempio) che impazziscono come se vedessero il diavolo con tanto di corna coda e forcone.
L’ignoranza è alimentata dal terrorismo culturale. C’è gente che per andare in tv, vendere un libro, acciuffare voti, fare quattrini, farsi pubblicità oppure per precise strategie industriali (io che vendo acqua minerale ho tutto l’interesse a dire in giro che l’acqua del rubinetto fa male) le spara di tutti i colori.

I superstizioni sono duri a morire

Anche il terremoto in Emilia, dunque, ha fatto emergere (ho visto in tv un trailer che annunciava un report su straordinarie “rivelazioni”) i soliti millenaristi che passano dall’imminente scioglimento dei ghiacci artici e antartici alla profezia maya sulla prossima fine del mondo.
Se fosse stata questa la prima volta di una “terra trema” in Emilia e dintorni, probabilmente la spiegazione di uno squilibrio determinato dall’uomo sarebbe apparsa verosimile perfino a un antropocentrico come me. Ma non è stata la prima né sarà purtroppo l’ultima volta. La sequenza storica dei terremoti in Emilia è lunghissima e io qui mi limito a riportare soltanto qualche data e qualche luogo. Le informazioni sono dell’Emsc (European mediterranean seismological centre) e dell’Ingv (Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia) elaborate da ResItalica.
E comincio dal terremoto del 1194 con epicentro a Meldola (magnitudo 5,17; per capirci, quella del 29 maggio scorso è stata di magnitudo 5,9). Non mi risulta che ottocento anni fa a Meldola stessero scavando pozzi di petrolio.
Ferrara è stata colpita da terremoti nel 1234 (magnitudo 5,17), 1285 (5,03), 1410 (5,03), 1425 (4,83), 1483 (4,63), 1508 (4,83), 1695 (4,63), 1743 (5,03), 1787 (4,63)… il più disastroso fu quello tra il 16 e il 17 novembre del 1570 e lo sciame sismico durò due anni!

La lampadina si accese e fu il terremoto

A proposito di Ferrara, c’è un fatterello a misura per i superstiziosi contemporanei. La sera dell’11 luglio 1857, per la prima volta la luce elettrica illuminò la Piazza della Pace. Quella sera ci fu anche una scossa di terremoto. Sapete che dissero i superstiziosi dell’epoca? Che il terremoto era stato provocato dalle nuove lampade perché non avevano gli stoppini e – udite! udite! – erano senza fiamma. Sarebbe interessante approfondire per vedere se tra quei superstiziosi non ci fosse anche un qualche professore universitario.
Reggio è stata colpita da terremoti negli anni: 1465, 1547, 1591, 1608 con magnitudo varianti da 4,83 a 5,21.
Parma: 1438 (5,6), 1572 (5,1), 1628 (5,2), 1738 (5,4), 1774 (4,83), 1818 (5,6), 1886 (4,83), 1971 (5,6), 1983 (5,1), 2008 (5,2).
Bologna: 1433 (5,03), 1323 (4,63), 1801 (4,63).
La lista è lunga. Pesco a caso. Predappio, terremoto nel 1828 (magnitudo 4,83). Faenza: 1781 (5,53), 1935 (5,34). Santa Sofia: 1918 (5,79). Riccione: 1916 (5,85). Ravenna: 1780 (5,03). Meldola: 1911 (5,38). Alfonsine: 1967 (5,36). Cesena: 1881 (5,03). Rimini: 1308 (5,37), 1875 (5,74). Forlì: 1383 (5,37), 1778 (5,03), 1813 (5,32)…
I terremoti che hanno colpito città e paesi emiliani si sono ripetuti nel corso dei secoli. Un geologo può spiegare perché la formazione dell’Appennino tosco-emiliano non sia ancora finita e perché a una decina di chilometri sotto la Pianura Padana ci sia sempre movimento.
Giuseppe Spezzaferro

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