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Francia, Germania e Grecia: la vendetta delle urne

I primi risultati elettorali che arrivano da Francia, Germania e Grecia dicono che la gente vuole cambiare.
Nel 1964 Jean Thiriart scriveva: «Le masse non desiderano l’unificazione dell’Europa come puro fatto politico, come fatto storico, esse l’accettano nella misura in cui ne deriveranno – e toccherà fare loro una convincente dimostrazione – la diminuzione del prezzo delle automobili o l’aumento del potere d’acquisto» (“L’Europa: un impero di 400 milioni di uomini”, avatarédition 2011).
C’è poco da scandalizzarsi. Può darsi che definire “masse” i responsabili e maturi cittadini democratici di oggi, faccia storcere qualche naso delicato (quando non ipocrita), ma il senso è attualissimo. La crisi esportata dagli States la sta pagando l’Europa e i governanti l’hanno spalmata sui contribuenti noti (saccheggiando stipendi e pensioni e caricando di tasse pensionati e stipendiati). Il risultato è la diffusa convinzione che la colpa sia dell’euro e dell’Europa.
Nessuno spiega alle “masse” che la responsabilità è innanzitutto statunitense… ma questo è un capitolo che mi porterebbe troppo lontano.
Lo stato d’animo generale è: deve cadere il governo che mi sta tartassando, voto pure il partito dei marziani se mi promette che cambierà la musica. In Italia abbiamo un di più ed è il seguente: i vecchi partiti sono corrotti e spreconi, puniamoli dando più voti ai nuovi e ai falsi nuovi.
I primi risultati che arrivano dalla Francia dicono che Nicolas Sarkozy ha perso e che il socialista “rosa” François Hollande è il nuovo presidente. Sul piano europeo, questo significa un cambio di rotta e cioè la fine dell’asse del rigore con la cancelliera tedesca.
In Grecia, dove la voglia di fuga dall’Europa e di ripristino della dracma è fortissima (la logica delle “masse” non muta), il Pasok, il movimento socialista panellenico, è stato penalizzato dagli elettori a favore di Nuova Democrazia, il partito del centrodestra. Ma non è tutto. La rabbia essendo grande, sono stati premiati i partiti della sinistra e della destra estreme. Scontate per Alba Dorata, il movimento di destra che entra per la prima volta in Parlamento (monocamerale), le accuse di razzismo e neonazismo.
Cosa cambierà con questo voto? Che, contrattando con il nuovo governo, Bce&co. terrà conto di non avere più di fronte un “complice”, tipo Monti, bensì un “nemico” tipo Bossi (d’una volta). Anche qui, non c’è da scandalizzarsi. Grazie alla minaccia di secessione, Bossi riuscì a far diventare tutti federalisti (Pci, pardon, Pd incluso).
In Germania, cioè nello stato federale dello Schleswig-Holstein, la cancelliera Merkel ha pagato uno scotto ma niente di irreparabile giacché non è riuscito il sorpasso al partito socialdemocratico Spd. In compenso i Piraten (che già hanno figliato in Italia) sono riusciti ad entrare nel Parlamento del lander ed i Grunen (dai cui lombi uscirono i Verdi di casa nostra) hanno sfiorato il 15%.
Hoc erat in votis: gli elettori mandano dappertutto precisi segnali di voglia di cambiare. In Italia, credo, ci sarà un vero terremoto.
Giuseppe Spezzaferro

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