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Boniver, la signora che non molla

Una sera, a cena nella casa-studio di Andrea Picini, feci una tirata (nel senso di tiritera) contro il ceto politico dominante oramai vecchio e obsoleto, che avrebbe dovuto rassegnarsi a mettersi da parte. Le domande che vengono dalla società – dicevo con una certa foga – sono in gran parte inedite e necessitano di risposte nuove. Le regole di questa democrazia parlamentare – insistevo un tantinello petulante – le abbiamo ereditate dal secolo scorso; è ora di modernizzarle e per farlo servono politici estranei alle collusioni con interessi e corporazioni d’ogni livello.

Nel Duemila tutto facile sarà

Era iniziato da poco il fatidico 2000. Quand’ero un ragazzino, dodici/tredici anni, era famosa una canzone che diceva: “Nel Duemila noi non mangeremo più né bistecche, né spaghetti col ragù, prenderemo quattro pillole con gran semplicità e la fame passerà…. Nel Duemila ogni cosa cambierà…”. Nemmeno a farlo apposta, vicino casa erano venuti ad abitare degli americani. Erano ingegneri e tecnici di una società della Pennsylvania inviati con le famiglie ad impiantare un’azienda (non ricordo se si chiamasse “Pennitalia” o “PennyItalia”) a Salerno. Feci amicizia con un gruppo di miei coetanei e fui invitato dalle loro mamme a casa. Pensavo fosse una gentilezza e perciò decisi di ricambiare invitandone un paio alla volta a casa. Mia madre era felicissima di vederli mangiare con gusto e avidità le paste e il pesce che cucinava. In più era pure orgogliosa di sentire il figlio che parlava inglese.
Più avanti con gli anni, ho scoperto che le madri americane mi avevano invitato a turno per farmi l’esame e decidere se i figli e le figlie potessero frequentarmi o meno.
Fu un’esperienza incredibile. Usavano gli spaghetti (rigorosamente scotti) come contorno in piatti di insalata e hamburger. E mettevano nell’acqua delle pastiglie che la trasformavano in aranciata, gassosa e bibitoni mai più bevuti. Quando raccontai alla mia combriccola la faccenda delle pasticche miracolose, non fui creduto. Credevano li volessi imbrogliare anticipando lo scenario che cantava Bruno Martino (“…prenderemo quattro pillole…“).

A cena da Picini

Insomma, quella sera a casa dell’amico artista (cucinava lui, ma io avevo scoperto che quando stava da solo si nutriva di tonno in scatola) eravamo in sei, ma io monopolizzai la conversazione con un florilegio di savonarolate senz’altro fuori posto a cena, ma quando mi piglia lo squarcio catilinario è difficile arrestarmi.
Margherita Boniver, una donna tra le più preparate fra quelle che si son date alla politica, mi guardava mezzo stupita e mezzo imbarazzata. Non era pronta a quell’aggressione, ma essendo una persona fine, attese pazientemente una pausa per farmi una domanda. Io non ce l’avevo con lei, però lei era di sicuro una politica sulla scena da un sacco di anni. Una lunga esperienza parlamentare (eletta sia al Senato che alla Camera), più volte al governo (da ministro e da sottosegretario), una grande dimestichezza con i problemi globali (consulente all’Onu), una socialista di sangue e di cuore, una donna bellissima e affascinante… era insomma l’incarnazione del ceto politico che dominava in Italia da decenni. Mi fermai un attimo e lei mi chiese: “Chi metteresti al nostro posto… in concreto quali misure prenderesti?”. Non sono le sue parole esatte e il quesito lo argomentò meglio di quanto l’abbia qui sintetizzato. Comunque mi rifugiai nel mio passato sessantottino e parlai del popolo che prende coscienza di sé, di tanti bravi sconosciuti che in quel preciso istante avrebbero potuto prendere degnamente il posto dei mille e passa senatori e deputati, ministri e sottosegretari, presidenti e vicepresidenti… oggi capisco di essere stato alquanto penoso oltre che incomprensibile.
Andrea si fece carico di spostare la conversazione su un gossip del momento e la cena filò liscia fino alla fine.

La politica che non molla

L’episodio mi è venuto in mente giorni fa quando è arrivata la notizia che il ministro degli Esteri, Giulio Terzi di Sant’Agata, aveva nominato Margherita Boniver (oggi deputato Pdl) inviato speciale per le emergenze umanitarie nonché membro della Commissione per la revisione della spesa istituita alla Farnesina per mettere sotto controllo le uscite e risparmiare un po’ di quattrini. Data una sua specifica esperienza, è stata anche incaricata di occuparsi delle conseguenze dei cambiamenti climatici nei Paesi del Sahel e del Corno d’Africa. Vale la pena aggiungere che Margherita Boniver è anche presidente del “Comitato parlamentare di controllo sull’attuazione dell’accordo di Schengen, di vigilanza sull’attività di Europol, di controllo e vigilanza in materia d’immigrazione”.
Altro che farsi da parte per dare spazio alle nuove leve (che a ben guardare sono già vecchie nella mentalità), la bella signora resta nel Palazzo e non dispera di tornare al governo.
Giuseppe Spezzaferro
(Nel quadro di Picini, Bettino Craxi che rimira le ceramiche tricolori che si dilettava a realizzare)

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