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Miracolo! Niente rivoluzione

Vista da fuori l’Italia è un mistero. Me lo confermano gli amici e conoscenti che vivono all’estero. Tutti si chiedono come faccia a tirare avanti. Qualunque altro Paese nelle medesime condizioni avrebbe già dato forfait.
Provo a fare un elenco.

La magistratura non ha sufficienti aule di tribunale, mancano i cancellieri e il personale amministrativo, i giudici sono pochi e non si fanno i concorsi per farne arrivare di nuovi; in molte sedi manca perfino la carta per la fotocopiatrice. La rete telematica è una chimera; i computer non sono sufficienti. E’ un disastro su tutta la linea; ecco perché la giustizia non funziona.

Il sistema scolastico è allo sfascio. I Comuni non hanno soldi per gli asili nido e le mamme debbono portare la carta igienica. I ricercatori universitari sono costretti ad emigrare. Le strutture indispensabili all’insegnamento (dalle sale lettura ai gabinetti di chimica) sono al lumicino. Già in gran parte obsolete, sono diventate inutili in forza del boom tecnologico. La scuola non prepara al mondo del lavoro (è una tesi che non condivido, ma ne parlerò in altro momento) e sforna giovani impreparati destinati alla disoccupazione.

La Polizia non ha sufficiente benzina per le volanti. Le pantere ferme in garage sono tante anche perché sono vecchie, mancano i pezzi di ricambio. L’efficienza del sistema repressivo è compromessa. Il caso di Val di Susa (dove i poliziotti hanno chiesto l’intervento dell’esercito contro i NoTav) è la punta di un iceberg. Il lavoro è faticoso, la paga bassa e scarsa la sicurezza.

Le carceri scoppiano. I detenuti sono ammassati peggio dei polli da batteria. La polizia penitenziaria (cioè i “superiori”, le guardie carcerarie, gli agenti di custodia) non ce la fa. Ha turni massacranti. Ha le macchine blindate ridotte a ferrivecchi. Per i trasferimenti dei detenuti dispone di pochi furgoncini e messi male. Gli istituti di detenzione sono vecchi (alcuni di secoli) e insufficienti. In maggioranza non hanno impianti di riscaldamento e servizi igienici adeguati. E’ impossibile, dato l’organico striminzito, impedire le violenze all’interno, il traffico di droga etc.

Milioni di pensionati stentano la vita. Rubano nei supermercati, rovistano tra i rifiuti dei mercati e nei cassonetti. A loro carico ci sono milioni di giovani ai quali è stato rubato il futuro. I più sono laureati. In altri Paesi gli intellettuali senza lavoro si sono saldati con le masse di contadini e operai alla fame ed hanno fatto la rivoluzione. In Italia, non succede; va’ a capire perché.

I piccoli imprenditori sono strozzati dalle banche che hanno chiuso i rubinetti del credito e in molti casi pretendono il rientro del debito. I commercianti lamentano il calo delle vendite e la concorrenza sleale delle bancarelle dove la roba costa pochi euro. Molte aziende chiudono (ma riaprono in Albania o nel Sudest asiatico) perché lo Stato non le aiuta a sostenere la concorrenza cinese. La crisi dell’euro (e anche qui mi riprometto di tornarci) si è aggiunta ad una crisi industriale ultradecennale.

Le grandi città sono alla mercè del cielo. Se piove un po’ di più, Genova frana e Roma affoga. Sul territorio hanno autorità tutti quelli che se l’arrogano. Oltre lo Stato, le Regioni, le Province, i Comuni, i Municipi, le Circoscrizioni, hanno voce in capitolo i sindacati, le Pro Loco, le associazioni ecologiste, i comitati d’ogni tipo. Qui faccio un solo esempio per chiarire come stiamo combinati. La paura dell’inquinamento elettromagnetico ha spinto i cittadini ad organizzarsi per impedire l’installazione di antenne e ripetitori (chi abita a ridosso di Radio Vaticana vorrebbe l’abbattimento di quegli impianti di trasmissione!), però tutti pretendono “campo” per il telefonino. La metropolitana della capitale è in condizioni terribili, ma gli utenti accettano qualunque disagio da quando possono usare i cellulari anche sottoterra.

La società è fatta a compartimenti stagno. E’ divisa per clan, ma guai a dirlo. L’ascensore sociale funziona a singhiozzo e ci sono piani ai quali non ferma mai. Se la tua famiglia non ha una farmacia è inutile che ti laurei in farmacia. In Italia le farmacie sono contate e difficilmente qualcuna è messa in vendita. Passano di padre in figlio, da nonno a nipote. La farmacia è… cosa loro. Se tuo padre è notaio, o un tuo zio, o un parente acquisito, avrai in eredità uno studio notarile; altrimenti pensa a un altro mestiere.

Ci sono i fissati con l’eolico. L’energia del vento per loro è una benedizione. Se potessero, farebbero della Terra un gigantesco parco eolico. Ci sono, però, altri che sono contrari. Questi modernissimi mulini a vento causano inquinamento acustico e deturpano il paesaggio, perciò ne va limitato l’impianto. L’ambientalismo è una religione più esigente di qualsiasi altra. I suoi fedeli sono fanatici guardiani del filo d’erba. Con loro non si può discutere. Se per ampliare un porto, si corre il rischio di “traumatizzare” dei vermi (è successo a Lignano Sabbiadoro), allora i lavori vengono fermati e poco importa che i diportisti attracchino dai dirimpettai croati.

E’ tutto un pianto. La cultura è la vittima più nobile. I produttori e i registi lamentano che i tagli alle sovvenzioni bloccheranno tante opere d’arte e toglieranno lavoro a migliaia di operai specializzati. I musei minacciano la chiusura perché non hanno soldi. I siti all’aperto (a cominciare da Pompei) perdono pezzi di ora in ora perché non ci sono i fondi per le manutenzioni. Le tradizionali manifestazioni di arte e cultura (la sagra del pesce e del vino, del fungo e del carciofo, la fiera della ciliegia e della mozzarella, la sfilata in costume, la rievocazione storica…) sono in fin di vita. Se non arriveranno in tempo i finanziamenti pubblici, spariranno impoverendo ulteriormente la cultura nazionale.

Non finisce qui. Non c’è un solo settore (perfino le banche sono in sofferenza e licenziano) che non sia in agonia. Ma come fa l’Italia a resistere alle proprie malattie? Mistero.
Giuseppe Spezzaferro

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