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W Rambo-Sarkò

Il presidente francese, Nicolas Sarkozy, pur condannando senza mezzi termini l’Ong “L’Arca di Zoe”, il cui operato è stato bocciato sia dall’Unicef che dalla Croce Rossa internazionale, ha dichiarato che preferirebbe comunque far processare in Francia i sei volontari arrestati in Ciad ed ha annunciato che il ministero della Giustizia di Parigi cercherà di trovare un accordo “nelle prossime settimane”. L’Eliseo, insomma, continua nella politica che ha già riscosso prestigiosi successi. Quando il presidente spagnolo José Luis Rodríguez Zapatero, commosso e soddisfatto, ha detto “grazie Nicolas” al presidente francese all’aeroporto di Madrid con le quattro assistenti di volo spagnolo liberate in Ciad insieme con i tre giornalisti francesi, è stato un plauso a Sarkozy, che con una missione lampo di due ore, era riuscito a ottenere dal presidente del Ciad, Idriss Deby, il rilascio di sette dei 17 europei arrestati il 25 ottobre scorso per il tentato sequestro di 103 bambini.

I dieci rimasti nelle mani della giustizia ciadiania sono i sei francesi volontari della controversa Ong “L’Arca di Zoe” che rischiano di essere incriminati per il sequestro dei bambini, e tre spagnoli, e un anziano pilota belga, accusati di complicità.

Il 4 novembre il presidente Sarkozy era arrivato in Ciad per colloqui con Idriss Deby sulla sorte degli europei arrestati con l’accusa di avere organizzato un traffico illecito di 103 bambini dal paese africano alla Francia. Il presidente Idriss Deby era ad attenderlo all’aeroporto della capitale. Dopo le infermiere bulgare anche tre giornalisti francesi e quattro hostess spagnole devono ringraziare l’Eliseo di Nicolas Sarkozy per la libertà ritrovata. Con Idriss Deby, presidente del Ciad, l’operazione è stata più agevole e rapida che con Muammar Gheddafi, ma il presidente francese ha voluto dimostrare anche in questa situazione che la diplomazia che lui preferisce è quella personale. Con la diplomazia dei colpi a effetto, che ha esaltato e spaccato l’opinione francese all’interno, “Rambo-Sarko” ha piazzato un altro colpo. Che il dossier stesse a cuore al presidente francese lo si era capito fin dall’inizio con la decisione di scavalcare il Quai d’Orsay e avviare un confronto telefonico diretto con il suo omologo a N’djamena, Idriss Deby.

Il settore è delicato; la vicenda dell’Arche de Zoè potrebbe, secondo alcuni osservatori, essere strumentalizzata dal presidente africano che avrebbe subìto a malincuore le pressioni del protettore francese perché accettasse la presenza nella regione della forza internazionale Eufor che si dovrà dispiegare prossimamente. Inoltre il pressing compiuto da Sarkozy ha alle spalle un largo appoggio anche militare all’esercito del Ciad: sono aerei militari francesi a trasportare le truppe di N’djamena, sono gli stessi aerei che recuperano i feriti e li trasportano verso centri di cura; sono ancora francesi le fonti che avvertono l’esercito del presidente Deby sugli spostamenti dei ribelli. È anche per questo che Sarkozy ha potuto esporsi dicendosi fin dall’inizio fiducioso, fin dal suo primo colloquio telefonico. Da N’djamena Rambo-Sarkò ha negato che vi siano collegamenti tra le inchieste ciadiane e il dispiegamento dell’Eufor, ha detto di credere nella giustizia dell’ex colonia, ma ha chiesto che i francesi vengano giudicati in patria, come prevede un trattato bilaterale tra i due Paesi. Sullo sfondo il malumore della magistratura del Ciad che si sarebbe sentita asfissiata dal pressing politico.

Intanto in Kenya è stata aperta un’inchiesta sulle presunte attività illecite di un’altra Ong, la statunitense “Kids Alive Kenya”. Il tribunale di Nairobi sospetta una truffa perché, dopo aver promosso la raccolta di fondi con foto esasperatamente drammatiche e documenti falsi, l’organizzazione da un anno e mezzo non invia più soldi alle case di accoglienza che gestisce. Il tribunale di Nairobi ha sospeso i programmi di Kids Alive Kenya, costola keniota dell’organizzazione umanitaria di ispirazione cattolica Kids Alive International, che agli inizi di ottobre era stata accusata da altre associazioni che operano a Nairobi di pubblicizzare la sue attività su internet utilizzando documentazioni false e immagini appositamente “esasperate” per raccogliere più fondi. Inoltre, secondo l’accusa, negli ultimi 17 mesi l’organizzazione non avrebbe sostenuto le 10 case d’accoglienza per minori che gestisce insieme alla chiesa locale e a diversi gruppi di missionari, dai quali è partita la denuncia. D’altronde, dallo scoppio dello scandalo dell’Arca di Zoe, molte organizzazioni umanitarie che operano in Africa si erano dette preoccupate per le ripercussioni che avrebbe avuto la vicenda. Non è un caso, dunque, che nel condannare l’azione della Ong francese, il responsabile dell’ufficio umanitario delle Nazioni Unite in Sudan, Ameera Haq, si sia affrettato ad assicurare che “la collaborazione con le organizzazioni non governative non sarà messa in discussione da un caso isolato”. In un comunicato stampa, Haq ha sottolineato che le relazioni tra governo sudanese e organizzazioni umanitarie permettono di far sopravvivere oltre 4 milioni tra profughi e sfollati del Darfur.

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