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A chi i telefonini? All'Italia!

Il Global Competitiveness Report del World Economic Forum (l’organizzazione di Ginevra che riunisce il Forum di Davos) conferma anche quest’anno al primo posto gli Usa seguiti dai soliti nordici virtuosi, Svizzera, Danimarca, Svezia, Germania e Finlandia. Nella classifica generale l’Italia resta l’ultima dei Paesi europei, a parte la Grecia al 65esimo posto, ai livelli di Sud Africa, Lettonia, Ungheria e India.

E vediamo in particolare. Per l’efficienza delle istituzioni, l’Italia finisce al 71° posto dal 63° dello scorso anno; per la stabilità macroeconomica, precipita al 96° posto dal 75°; per le infrastrutture, scende di dieci posti (dal 45° al 55°). Per quanto riguarda il cosiddetto mercato del lavoro, l’Italia è al 128° posto (113° nel 2006), facendosi battere pure dall’India (96°), dalla Guyana (109°) e dal Cameroon (108°).

“La performance del Paese – dice il Rapporto – è appesantita da alcune debolezze strutturali nell’economia, la debolezza delle finanze pubbliche e l’alto livello di indebitamento, l’inefficienza nell’uso delle risorse pubbliche, il debole contesto istituzionale con bassi livelli di responsabilità e trasparenza, una percepita mancanza di indipendenza all’interno del sistema giudiziario, tutti fattori che aumentano i costi aziendali e danneggiano la fiducia degli investitori”. Insomma è una bocciatura senza rimedio. E come vanno le cose in Italia è improbabile che arrivino i correttivi che servono.

L’Italia è agli ultimi posti anche per il peso delle tasse (112°), l’eccesso di regole (127°), la flessibilità dei salari (126°).

Ma abbiamo qualche primato? Possibile che siamo così rovinati? No. Abbiamo tre punti di forza. Siamo al terzo posto per numero di telefonini e per aspettative di vita e siamo al quarto posto per costi di licenziamento. Evviva.

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