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Subprime: è epidemia

La crisi di liquidità creata dal flop dei mutui subprime statunitensi ha colpito pesantemente Londra sicché il crollo della banca britannica Northern Rock ha spinto al ribasso Wall Street che ha aperto (lunedì 17 settembre 2007) in rosso; in contemporanea o quasi Merrill Lynch ha annunciato tagli ai posti nella sua divisione mutui (First Franklin Financial). Si aspetta domani, quando il Fomc della Federal Reserve dovrebbe decidere di tagliare i tassi di interesse, attualmente al 5,25%.

Gli stretti legami angloamericani determinano un pericoloso gioco di rimpallo che non lascerà ancora per molto fuori l’Europa, dove la Bce sta cercando di ridurre al minimo i danni. La Fed continua a gettare liquidità nella fornace: lunedì ha immesso sul mercato 16,75 miliardi di dollari di nuova liquidità con un’asta di rifinanziamento a un giorno. La richiesta del mercato ammonta al più del doppio: 38,45 miliardi di dollari. L’ex presidente della banca centrale Usa, Alan Greenspan, alla vigilia della riunione del Fomc, ha detto in un’intervista al canale Cnbc: “E’ chiaro che il compromesso tra inflazione e crescita si è alterato la Fed deve essere più attenta all’inflazione di quanto abbia fatto quando ero presidente”.

Una cosa è certa: nessun analista è in grado di fare previsioni attendibili. Probabilmente la riduzione di un punto di Pil statunitense (previsione da noi riportata a suo tempo) appare oggi ottimista. Ciò che più ci preoccupa è che non si sa ancora quante banche italiane abbiano in cassaforte pericolose quote di subprime.
Giuseppe Spezzaferro

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