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Dna schedatutti

In Italia, Francesco Rutelli è uno dei pochi politicanti che hanno saputo stringere solide amicizie negli States. La realpolitik distingue i professionisti dai dilettanti e dell’ex Cicciobello tutto si può dire fuorché che sia uno sprovveduto. E’ uomo molto navigato, non c’è dubbio. Bene. In natura il cordone ombelicale serve a nutrire il nascituro, in politica c’è mamma-Washington che alimenta feti un po’ dappertutto. Rutelli, dunque, ha proposto di istituire una banca dati nazionale del Dna per l’appunto sul modello americano. Che, però, non è il solo. Ecco di seguito come funziona in diversi Paesi la schedatura delle persone tramite codice genetico.

Stati Uniti:

Il Codis (Combined Dna index system) del Fbi è la più grande banca dati di codici genetici del mondo. A luglio 2007 conteneva 4.949.831 profili. In un singolo Stato americano, la California, c’é poi il terzo database del pianeta in ordine di grandezza. Il dibattito attuale negli Usa riguarda principalmente la possibilità – ammessa ad esempio nel Regno Unito – di fare ricerche sui familiari di un sospettato di un crimine, qualora il Dna di quest’ultimo non coincida, ma sia comunque simile a quello dell’autore del crimine stesso. Il Federal bureau of investigation ha anche il più grande archivio al mondo di impronte digitali, l’Integrated automated fingerprint identification system (Iafis), con 47 milioni di schede.

Regno Unito:

Il giudice Stephen Sedley, uno dei più autorevoli magistrati di Corte d’Appello di Londra, si è detto favorevole – prima di Rutelli, ma i britannici hanno un cordone ombelicale privilegiato – a una banca dati del Dna per la schedatura di tutti i cittadini britannici e di tutti i turisti che visitano il Paese. Se il progetto venisse attuato, ben novanta milioni sarebbero i Dna da archiviare. Il premier inglese, Gordon Brown, ha già bollato la proposta come inattuabile sia per i costi ingenti che per le problematiche legate alla privacy e al rispetto delle libertà civili. Niente da fare, dunque? Comunque vada in futuro, Londra già gestisce il Ndnad (National Dna database), che è la seconda banca dati al mondo con circa quattro milioni di genomi archiviati (il 5,2% della popolazione britannica e la cifra aumenta di 30mila unità al mese) e la prima ad esser stata creata, nell’aprile 1995. In Inghilterra e Galles basta essere arrestati perché il proprio Dna venga conservato, indipendentemente dall’esito delle indagini. E nella banca dati finiscono anche i minori. In Scozia, invece, il Dna viene conservato solo dopo la condanna definitiva e, in caso di assoluzione, la persona non è più schedata.

Svezia:

Si conserva il genoma solo di chi è stato in galera per più di due anni.

Germania e Norvegia:

E’ possibile chiedere un prelievo di Dna solo per ordine di un tribunale.

Austria, Francia, Finlandia, Slovenia, Olanda:

Hanno leggi più caute sui prelievi di Dna.

Italia, Portogallo, Spagna:

Non hanno proprie banche dati.

Date le paure crescenti nel mondo occidentale, prima o poi tutti i Paesi useranno schedare la gente tramite Dna usando criteri made in Usa. E’ inevitabile.

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