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Berlusconi gioca a carte (quasi) scoperte

L’accusa più diffusa contro Berlusconi attiene al suo modo di fare politica. Egli agisce – dicono certuni puntando il dito – con una logica aziendale, modello amministratore delegato-consiglio d’amministrazione. Allo stesso momento, si dipingono scenari con un Pdl polverizzato, si vagheggiano governi tecnici, si ripropongono stereotipi balneari, si sognano esecutivi del Quirinale e via rumoreggiando. Lo so, le notizie sono poche e bisogna pur riempirli i giornali. Tra l’altro a far vendere di più sono proprio i pettegolezzi, il gossip, il retroscena firmato da una penna famosa. A ciascuno il suo: l’interesse del pubblico è di natura pruriginosa e gli articoli sono redatti dal buco della serratura; niente di sconvolgente. Però, un po’ di logica!, almeno questa!

Se è vero che Berlusconi tiene le fila del partito, del governo e delle alleanze al pari di un amministratore/azionista di riferimento, chi potrebbe metterlo in minoranza? Di converso, se si ritiene possibile toglierlo di mezzo, vuol dire che è un normale leader etc. etc. Giacché il politicante è in genere abile curatore dei propri interessi, distinguerei fra coloro che fanno ammuìna pronti a smetterla in cambio di contropartita e quelli che protestano perché è l’unica strada per sopravvivere oggi e, chissà, vincere domani.
Impastando dichiarazioni e virgolettati con le “indiscrezioni” di parlamentari, funzionari di partito e commessi vari, potrei infilarmi – buon ultimo – nel coro dei gossippari; ma sarebbe nient’affatto… internettuale. Se ci mettessimo a fare la conta, per esempio, dei “finiani” oppure a elucubrare sulle intenzioni di Casini o di Bossi, ne verrebbero fuori dei feuilleton, dei romanzoni a puntate senza fine. Qui, dunque, non montiamo su quella «altalena dei numeri» citata da Berlusconi e restiamo con i piedi per terra.
Un fatto propedeutico al resto è di strategia e l’ho già trattato tempo fa in un pezzo intitolato “Gli amici (finti) e i nemici (veri) di Berlusconi, presidente a vita” ed in un altro più recente intitolato “Tremonti, Fini e l’eredità Berlusconi”. In breve: Berlusconi non deve completare questa legislatura. Se ci riesce, nessuno potrebbe sbarrare la strada ad un altro suo quinquennio a Palazzo Chigi. Perciò coincidono gli obiettivi delle varie opposizioni con quelli di “aree” più o meno vicine al tycoon di Arcore. Se Fini e i suoi avessero avuto lo spazio (e il tempo) per continuare nello stillicidio, si sarebbero accumulate le ambiguità necessarie alla costituzione di una efficace quinta colonna. Gli accordi sottobanco sono una tappa obbligata nelle congiure contro il capo. Avrei voglia di fare qualche esempio tratto dalla Storia passata e recente, ma provocherei una serie di proteste all’insegna di ma-che-esagerazione! non-c’è-paragone! e roba del genere. Lascio perdere la Storia e faccio appello ad un’esperienza contemporanea: può una congiura contro un amministratore condominiale realizzarsi se prima i congiurati non hanno preso accordi di nascosto? Per superare l’opposizione e vincere le perplessità degli altri condomini, è necessario un fuoco di fila di contestazioni diverse e rivestite di spontaneità. La richiesta di sostituzione del vecchio amministratore non dev’essere messa all’ordine del giorno ma deve venire fuori per caso tra le “varie ed eventuali” che per prassi chiudono un odg. In caso contrario, non sarebbe una congiura bensì un normale e concorde avvicendamento di amministratori.

Per la vicenda della fronda interna al Pdl agitata dall’attuale presidente della Camera, è di congiura che si deve parlare. Per questo, bene ha fatto Berlusconi (nonostante il parere contrario di alcuni suoi “consiglieri”) a strappare le maschere dietro le quali trescavano questi girondini subacquei. Costringendo i cospiratori a creare un nuovo gruppo, sarà più agevole per l’opinione pubblica verificare chi vi entra e chi ne esce. Inoltre, quelli che tenevano il piede in due staffe (vecchia abitudine diffusa tra i peones) hanno dovuto repentinamente mettersi in riga. Adesso nessuno riuscirà più a farne massa di manovra per linee interne.
Il quadro è chiaro. Berlusconi ha messo ogni cosa al suo posto e ha davanti un paio di settimane per organizzare l’offensiva autunnale. Gioca a carte scoperte (ma non tanto). Data la sua estrema capacità di movimento e la straordinaria autonomia rispetto a parenti e amici, potrà incontrare – ed eventualmente acquisire – chiunque e in qualunque luogo. Mentre gli altri, tutti gli altri, saranno arpionati da mogli, amanti e amici in location scelte da tempo.

Con molta probabilità, alla ripresa autunnale vedremo aprirsi un dibattito istituzionale sulla legittimità o meno di un “licenziamento” della terza carica della Repubblica. In parallelo, i membri di governo schieratisi con Fini dovranno affrontare gli assalti dei levati-tu-che-mi-ci-metto-io allorché Berlusconi, per la nomina del nuovo ministro allo Sviluppo economico, si vedrà… costretto a fare un rimpastino.
Tutto ciò che fino ad oggi è stato di sostegno (tipo le dichiarazioni di Bersani a favore dei finiani: «Fanno processi agli innocenti») domani sarà iscritto tra gli atti di accusa. Riuscirà il gruppo a ricoprire un ruolo sul modello “Manifesto”? Chissà. Va, comunque, tenuto presente che l’espulsione dal Pci di Pintor&compagni bloccò la lievitazione di una fronda ben più pericolosa di Fini&amici; e ideologicamente molto meglio attrezzata. Anzi. A livello ideologico, Fini non ha granché da dire e il povero Urso dovrà impegnarsi allo spasimo per colmare il vuoto. E’ vero che il viceministro avrà, dopo il rimpastino, molto più tempo per lavorare a Charta Minuta e dintorni, ma sarà quasi del tutto solo. Vabbè, staremo a vedere. Intanto, domani si vota sulla mozione di sfiducia presentata dalle opposizioni contro il sottosegretario Caliendo. Il neonato gruppo di Fini dovrà astenersi perché diventerebbe una pistola scarica sia se votasse sì e sia se votasse no. Ma anche su questo non dobbiamo aspettare che una manciata di ore.
Giuseppe Spezzaferro

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