SRI LANKA NEL CAOS. Tempo scaduto per la famiglia Rajapaksa

Lo Sri Lanka è nel caos. Il premier dimissionario Mahinda Rajapaksa è riparato con la famiglia in una località segreta dopo che la sua residenza era stata presa d’assalto dai manifestanti. Mancano carburante, cibo, medicine. Il Paese ha un debito estero da 51 miliardi di dollari a cui non riesce più a far fronte. Il presidente Gotabaya Rajapaksa, fratello minore di Mahinda Rajapaksa, ne aveva accettato le dimissioni sperando di calmare la gente inferocita. Niente da fare. I manifestanti vogliono anche le sue dimissioni. È tutta la famiglia Rajapaksa che gli srilankesi non sopportano più dopo decenni di dominio assoluto. Il presidente ha promesso che nominerà presto un nuovo governo, ma ne avrà il tempo? Alle folle si sono aggiunti anche i vertici dell’economia. Il governatore della banca centrale Nandalal Weerasinghe ha minacciato le dimissioni se non verrà colmato in tempi rapidi il vuoto di potere. Un governo è essenziale per condurre i colloqui con il Fondo Monetario Internazionale, a cui s’era rivolta l’amministrazione di Rajapaksa per chiedere aiuto.

A dichiarare apertamente che anche le aziende dello Sri Lanka vogliono le dimissioni del presidente è stato Vish Govindasamy, presidente della Camera di commercio di Ceylon (dal 1972 Repubblica Democratica Socialista dello Sri Lanka), nonché capo della più antica lobby d’affari del Paese e amministratore delegato della Sunshine Holdings Plc con sede a Colombo, che vende prodotti farmaceutici, tè e prodotti lattiero-caseari.

In un’intervista il potente uomo d’affari ha raccontato come siano stati ignorati dalla banca centrale, dal ministro delle Finanze e dallo stesso presidente i continui appelli da lui lanciati per creare un piano di salvataggio e attuare le necessarie riforme. «È un completo disastro»: ha detto Govindasamy, aggiungendo che nessuno andrà in soccorso. «Chi vorrebbe farlo quando il paese sta bruciando?»: ha concluso.

Le autorità stanno cercando di mantenere in funzione le industrie di esportazione particolarmente cruciali. Ai produttori di indumenti (che portano dollari) è stato permesso di aggirare le code e acquistare direttamente il diesel per i generatori in modo che possano continuare a funzionare durante le interruzioni di corrente che durano ore. Molti stanno continuando a evadere ordini a catene di moda globali come Nike Inc. e Victoria’s Secret & Co. Ma i produttori tessili dello Sri Lanka pare stiano pensando a delocalizzare.

«Ci sono molti dubbi»: ha affermato Felix A. Fernando, direttore di Omega Line Ltd., che impiega 13.500 persone che producono biancheria intima per l’italiana Calzedonia Holding SpA.

Funzionari dell’industria del tè affermano che ci vorrà del tempo prima che i prodotti si riprendano dopo che Rajapaksa ha temporaneamente vietato i fertilizzanti chimici poiché il paese ha esaurito i dollari per pagare le importazioni. La produzione totale di tè a marzo è scesa del 15% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, secondo lo Sri Lanka Tea Board.

Gli arrivi di turisti sono crollati del 41% ad aprile a poco meno di 63.000 rispetto al mese prima, il numero più basso di quest’anno, secondo l’Autorità per lo sviluppo del turismo.

L’inflazione al consumo dello Sri Lanka, già al 30%, dovrebbe accelerare al 46% nel terzo trimestre, secondo Bloomberg Intelligence.

 

 

 

 

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