SRI LANKA. Bandiere nere contro il presidente Rajapaksa

Il presidente dello Sri Lanka Gotabaya Rajapaksa ha dato ampi poteri a militari e poliziotti per reprimere le proteste che stanno attraversando tutto il Paese. Le continue interruzioni di corrente (fino a 7 ore e mezza al giorno) dovute al razionamento del carburante alle centrali elettriche, le difficoltà a reperire generi alimentari e medicinali, con un’inflazione salita a marzo al 18,7%, hanno esasperato la popolazione che vuole le dimissioni del presidente. Le bandiere nere esposte nei luoghi di lavoro e nelle strade testimoniano della rabbia antigovernativa.

Lo stato di emergenza dichiarato da Rajapaksa dà alle forze di polizia indiscriminati poteri d’arrestare e incarcerare sospetti per lunghi periodi senza controllo giudiziario. I poteri di emergenza consentono anche il dispiegamento di truppe. Fino a questo momento non si hanno notizie di vittime. La polizia ha sparato gas lacrimogeni e usato cannoni ad acqua per disperdere gli studenti che tentavano di assaltare il palazzo del parlamento e i manifestanti che assediavano la casa di Rajapaksa.

Gli esperti affermano che questa è la peggiore crisi dello Sri Lanka dall’indipendenza nel 1948. Il presidente Rajapaksa, che, ricordiamolo, è stato addestrato negli Stati Uniti, ha ribadito che non si dimetterà mai.

Dopo aver ammesso di essere inadempiente sul debito estero per 51 miliardi di dollari, il ministro delle Finanze Ali Sabry ha avvertito che lo Sri Lanka sarà in grosse difficoltà per almeno altri due anni, per cui la maggioranza dei 22 milioni di abitanti dovrà rassegnarsi a stentare la vita.

Oltre alle deficienze governative, i problemi si sono aggravati con il forte calo del turismo causato dalla Covid.

 

 

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