UCRAÌNA. Il Papa: l’ira di Putin per l’abbaiare della Nato

Dalle pagine del “Corsera”, il Papa ha mandato un messaggio forte e chiaro non soltanto al presidente Putin, che non si decide ad accettare una sua visita a Mosca, ma al complesso massmediatico che punta tutta la propaganda sul barbaro, pazzo, sanguinario inquilino del Cremlino per mettere tutta la ragione dalla parte dei pacifici ucraìni aggrediti. Testualmente il Papa ha parlato delle provocazioni richiamando «l’abbaiare della Nato alla porta della Russia» che ha indotto Putin a scatenare il conflitto; ed ha aggiunto: «Un’ira che non so dire se sia stata provocata, ma facilitata forse sì».

È la prima volta che un leader di peso dichiara che Putin non è il solo responsabile. Dal Papa non è arrivato il solito messaggio a favore della pace (se un papa non parla di pace, non fa bene il proprio mestiere) ma un’avvertenza a Washington&compari: noi della Chiesa di Roma sappiamo cosa avete combinato per far cascare Mosca nella trappola ucraìna e perciò state attenti a non esagerare.

«Mi chiedo – ha rimarcato papa Bergoglio – se si stia veramente ricercando la pace, se ci sia la volontà di evitare una continua escalation militare e verbale, se si stia facendo tutto il possibile perché le armi tacciano».

Sostenere lo sforzo bellico (come si diceva una volta) dell’Ucraìna va incontro alla volontà di vittoria degli ucraìni. Nessuno a Kiev e dintorni vuole la pace. Grazie alla forza del gigante buono americano e dei suoi servi europei, l’Ucraìna potrà cacciare i russi dal Donbass. Sono anni che le forze armate di Kiev bombardano e attaccano senza successo le repubbliche indipendenti filorusse. Stavolta hanno il mondo intero a favore e tutti i mezzi per riuscirci. Il mondo intero? Non più, dopo l’intervento di Papa Francesco.

Gli ucraìni, dice, sono un popolo fiero e ricorda l’episodio della Via Crucis quando una donna russa e una ucraina avrebbero dovute leggere insieme la preghiera. «Loro (gli ucraìini; ndr) ne hanno fatto uno scandalo. Allora – dice papa Bergoglio – ho chiamato Krajewski che era lì e mi ha detto: si fermi, non legga la preghiera. Così sono rimaste in silenzio». Poi aggiunge: «Hanno (gli ucraìni; ndr) una suscettibilità, si sentono sconfitti o schiavi perché nella Seconda guerra mondiale hanno pagato tanto tanto. Tanti uomini morti, è un popolo martire. Ma stiamo attenti anche a quello che può accadere adesso nella Transnistria».

Per quanto riguarda il sostegno militare e logistico, il Papa dice: «Non so rispondere, sono troppo lontano, all’interrogativo se sia giusto rifornire gli ucraini. La cosa chiara è che in quella terra si stanno provando le armi. I russi adesso sanno che i carri armati servono a poco e stanno pensando ad altre cose».

Lui vuole andare a Mosca e precisa: «A Kiev per ora non vado. Prima devo andare a Mosca, prima devo incontrare Putin».

La diplomazia vaticana per una volta ha abbandonato la via della segretezza. Forse sarà la mossa vincente. Adesso in Russia sanno che il Papa non si è schierato con Washington&compari.

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