LA FRANCIA A MACRON. Gli astenuti hanno fatto la differenza

Sono stati 13.656.109 gli elettori francesi che non sono andati a votare. In gran parte sono giovani. Emmanuel Macron è stato rieletto presidente della Repubblica con 18.779.641 voti, distanziando la rivale Marine Le Pen di circa 5 milioni e mezzo di voti. Gli analisti dicono che una parte dell’elettorato di sinistra, che aveva votato Jean-Luc Mélenchon al primo turno, ha poi votato per Le Pen al secondo. Marine Le Pen aveva raccolto 8.133.828 voti al primo turno, ai quali nel ballottaggio, si sono aggiunti altri 5.163.932. Se anche tutti gli elettori (cioè 2.485.226) agganciati dal destrorso Èric Zemmour avessero votato per la candidata del “Rassemblement National”, sarebbe stata comunque evidente la paternità della parte restante (2.678.706).

In Francia, quelli di sinistra hanno scelto di non andare a votare al ballottaggio, ma circa tre milioni tra di essi hanno votato per la “fascista” Marine Le Pen.

Facciamo un’ipotesi di scuola. Le varie sfumature della sinistra francese hanno preferito correre ciascuna per proprio conto invece di fare fronte comune. In questo modo hanno sottratto voti a Mélenchon, il quale è arrivato dopo Marine Le Pen per soli 421.308 voti (7.712.520 voti contro 8.133.828).

Immaginiamo che i radicali, comunisti, bolscevichi etc. di “La France Insoumise” fossero riusciti a mandare al ballottaggio Mélenchon, cosa avrebbero fatto i “fascisti” del “Rassemblement National”? La risposta è facile: tranne qualcuno con la testa sulle spalle, avrebbero votato Macron per fermare il pericoloso comunista, radicale, bolscevico etc. Cosa che hanno fatto i sinistri (Macron ha raddoppiato i voti) per paura della “fascista” all’Eliseo.

Scenario che si sarebbe verificato anche in Italia. Qui da noi, l’anticomunismo è una religione come l’antifascismo, con la differenza che l’antifascismo è di Stato, mentre l’anticomunismo è confinato tra reazionari & affini.

Nessun “camerata” che si rispetti darebbe mai il voto a un comunista. E questo facilita, per un verso, l’orientamento elettorale, e, per l’altro verso, impedisce l’individuazione del nemico. C’è gente – anche matura anagraficamente e moderatamente istruita – la quale vede rosso e carica come il toro, facendo il gioco del matador di turno.

In questa Europa afflitta da vecchie malattie, abitata da gente con la testa rivolta all’indietro, serva degli Stati Uniti, mossa da miti e personaggi imposti dai media e bloccata da liturgie e riti che un tempo erano fonte di forza e oggi sono il segno di una debolezza dell’immaginazione, del pensiero, dell’intelligenza e, soprattutto, del cuore, le ricordanze diventano alibi per chi non sa andare avanti e si rifugia nel ghetto accusando ipocritamente il mondo cinico e baro (lamento saragattiano un tempo popolare).

Se milioni di aventi diritto al voto disertano le urne, vuol dire che i “messaggi” ricorrenti non coinvolgono, non convincono, non entusiasmano tutti. Si dovrebbe meditare almeno un po’ su questo, invece di straparlare di orde bolsceviche asiatiche.

 

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