Islamabad, il nuovo capo del governo Shehbaz Sharif interviene all'Assemblea Nazionale

PAKISTAN. Sharif promette aumenti di salari e pensioni

Con l’elezione di Shehbaz Sharif a primo ministro, s’è chiusa in Pakistan la crisi aperta da Imran Khan, che aveva sciolto l’Assemblea Nazionale (PAKISTAN. Il premier Khan licenzia il Parlamento) e che un voto parlamentare di sfiducia ha poi mandato a casa.

Intervenendo all’Assemblea, il neo-premier ha annunciato un aumento degli stipendi, delle pensioni e del salario minimo per i lavoratori. Dopo aver denunciato i fallimenti della politica estera del governo uscente,  ha dichiarato che accelererà il progetto multimiliardario del China Pakistan Economic Corridor (CPEC). A proposito delle relazioni di Islamabad con New Delhi, ha scandito: «Vogliamo buone relazioni con l’India, ma non può esserci una pace sostenibile se non si risolve la questione del Kashmir». Sharif ha ricordato che ci sono le risoluzioni delle Nazioni Unite che potrebbero fare da guida per sistemare il contenzioso.

Sharif formerà un nuovo governo che dovrebbe restare in carica fino alle elezioni politiche del prossimo anno. Il condizionale è d’obbligo, visto che in 75 anni di storia del Pakistan indipendente non c’è stato un solo governo che abbia completato il mandato. È come l’Italia del dominio democristiano quando i governi duravano in media nove mesi. Anche adesso durano poco ma è il Quirinale, e non gli accordi tra partiti e, soprattutto, tra le correnti democristiane, a organizzare le successioni a Palazzo Chigi.

A Islamabad, i parlamentari del partito del deposto Khan si sono dimessi in massa ma Sharif ha ottenuto 174 sì (all’Assemblea Nazionale sono 342), voti sufficienti per essere eletto. Il PTI (Pakistan Tehreek-e-Insaf) ora è all’opposizione e il PML-N (Pakistan Muslim League-Nawaz) è al governo.

Intanto, decine di migliaia di sostenitori del deposto Khan hanno marciato a Islamabad, Karachi, Lahore, Peshawar, Multan e in altre città, dopo aver terminato il loro Ramadan. La maggioranza è di giovani; sono loro che costituiscono la spina dorsale dei sostenitori di Khan. Le accuse rivolte al neo-premier sono di aver avuto l’appoggio statunitense nella cospirazione che ha fatto cadere il governo. A questa accusa, Sharif ha risposto con una mossa perlomeno curiosa: ha infatti programmato un incontro a porte chiuse della commissione parlamentare per la sicurezza nazionale, incontro al quale parteciperanno anche alti funzionari civili, tra cui l’ambasciatore del Pakistan a Washington, ed esponenti delle gerarchie militari.

 

 

 

 

 

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