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ITALIA. Il fantasma della povertà e gli stregoni apocalittici

Si avvicina la stagione balneare e gli italiani fanno la prova-costume davanti allo specchio… e decidono di mettersi a dieta. Secondo i dati della Federsalus, nel 2020 il mercato in farmacia (escluse erboristerie etc.) degli integratori alimentari è valso 3 miliardi di euro. Roba per ricchi, dirà un qualche inveterato pauperista, ma non è del tutto certo. Che in una società ci siano ricchi e poveri, è brutto ma è così dai tempi biblici. Che la povertà di un biafrano sia lontana mille anni luce da quella di un italiano è un dato che però va tenuto presente. Altrimenti si fa soltanto demagogia. Chi trova un povero senza telefonino è pregato segnalarlo a questa redazione. Su una popolazione di 59.258.000 persone ci sono al momento 43.600.000 smartphone. Ai quali vanno aggiunti i vecchi telefonini, come quello usato dallo scrivente, per cui si può senz’altro dire che tutti gli italiani, neonati inclusi, hanno un telefonino. Non è un segnale di ricchezza, qui. Ma in Biafra sì. Ciò non vuol dire che non ci siano poveri, ma soltanto che il livello di povertà in Italia fa invidia ai poveri dei due terzi del globo.

Secondo i dati diffusi dalla Coldiretti sarebbero oltre 3 milioni le persone affamate in Italia e “repubblica.it” proclama che «il Pd chiede al governo una misura sulla spesa alimentare per le famiglie a basso reddito. Può essere un bonus, o un intervento di sgravio fiscale, ma va fatto e subito».

Chi frequenta questo sito sa che abbiamo in odio il terrorismo culturale (Istat: più di 4 milioni i poveri assoluti e circa 8 milioni i poveri relativi). Gli appelli da ultimo giorno prima dell’Apocalisse sono sempre – ripetiamo: sempre – determinati da interessi. Se faccio una campagna contro l’acqua del rubinetto è perché voglio vendere acqua minerale e qualche ascaro che faccia da megafono lo trovo comunque: metti moneta, vedi cammello.

Il direttore generale della Banca d’Italia Luigi Federico Signorini ha dichiarato a Cagliari, sede del XXV congresso dell’Acri (Associazione di fondazioni e di casse di risparmio), che «Il potere d’acquisto delle famiglie comincia a essere intaccato dalla crescita elevata dei prezzi al consumo». È un cicero pro domo sua: si teme per il calo dei depositi nelle casse di risparmio. Lo sanno pure gli studenti del primo anno di economia e commercio che quando aumenta la massa monetaria e, perciò, la sua velocità di circolazione, crescono insieme l’inflazione e i prezzi. In Italia, l’enorme bottino di miliardi in mano al governo Draghi ha scatenato l’aumento dei prezzi che, causa la successiva speculazione sui costi delle materie prime a cominciare dal gas, è ulteriormente cresciuto (Il gas c’è, ma anche chi ci straguadagna). Ma torniamo ai poveri senza cibo.

I dati disponibili sulla spesa alimentare dicono che il calo non c’è. Perfino l’Istat, che è l’istituto nazionale che fa i conti per tutti, ha sbagliato i calcoli.

«Secondo stime preliminari – calcolava l’Istat – la spesa media mensile nel primo trimestre del 2021 diminuisce del 3,4% rispetto allo stesso trimestre del 2020, per gli effetti persistenti della crisi sanitaria. Al netto delle spese alimentari e per l’abitazione, il calo è più ampio e pari a -7,5%» (https://www.istat.it/it/archivio/258409#:~:text=Secondo%20stime%20preliminari%2C%20la%20spesa,a%20%2D7%2C5%25).

Scrive, invece, “il fatto alimentare.it”, citando il Rapporto Ismea (Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare) del dicembre 2020: «La spesa per i consumi domestici continua a negare l’atteso rimbalzo negativo, mostrandosi nei primi nove mesi del 2021 ancora in lieve crescita rispetto al 2020.Il fatto che la spesa per alimenti e bevande sia ancora aumentata (+0,7%) dopo un 2020 in cui, a causa del lockdown, si era già verificato un balzo del 7%, è risultato piuttosto inatteso».

Questi italiani! tacci loro!, sono imprevedibili e fanno fare bruttissime figure agli statistici (ed ai profeti di sventura).

L’Istat mette a punto i dati e scrive adesso: «Su base tendenziale, a febbraio 2022, le vendite al dettaglio aumentano del 4,3% in valore. Le vendite dei beni non alimentari sono in aumento (+5,6% in valore) mentre quelle dei beni alimentari registrano un aumento del 3,1% in valore».

Questa è la situazione in generale e strillare che ci sono tre milioni di italiani che muoiono di fame è un tantinello eccessivo. Le cifre dei frequentatori di Caritas e affini sono in gran parte ingannevoli: i soldi risparmiati mangiando alla “mensa dei poveri” servono per altre spese (REDDITO DI CITTADINANZA. Esclusa la metà dei poveri). È difficile ma non impossibile trovare qualcuno dei “poveri” tra il milione di italiani che, secondo la Coldiretti, passeranno le prossime festività pasquali all’aria aperta (cioè nei 25mila agriturismi sparsi nella Penisola).

Altri dati, oltre ai miliardi spesi per gli integratori alimentari acquistati in farmacia, dicono che siamo un popolo benestante, in media.

Prendiamo la spesa per cosmetici. È da quel dì che i maschietti spendono più delle femminucce per la cura del corpo, ma qui riportiamo dati complessivi. Nel 2019, gli acquisti sul mercato interno sono ammontati a 10.558 milioni di euro. «Sicuramente – scrive “cosmeticaitalia.it” – i primi sei mesi del 2020 hanno stravolto gli andamenti storici degli ultimi anni alla luce delle nuove abitudini: il lockdown ha da un lato condizionato fortemente la frequentazione dei canali professionali, ma dall’altro ha innescato nuove routine nella cura della persona grazie al rallentamento dei ritmi della quotidianità a cui il consumatore era abituato».

Anche il business del pet food continua a crescere. Secondo il report annuale di “Assalco-Zoomark“, il mercato dei prodotti per l’alimentazione degli animali domestici ha sviluppato un giro d’affari annuo di oltre 2,4 miliardi di euro. Tre famiglie su 10 convivono con un animale di compagnia e, considerato il costo del cibo per cani, gatti e canarini, i milioni di poveri vanno cercati nelle restanti 7 famiglie.

Per quanto riguarda il comparto dei prodotti biologici, i dati più recenti sono del 2018, quando gli italiani spesero 3.562 milioni di euro. Non è azzardato ipotizzare che quest’anno la spesa sarà cresciuta moltissimo, perché la sensibilità ecologistico-ambientale etcetera ecceterone è di gran lunga cresciuta.

Tra quelli che stanno continuamente a dieta, quelli che hanno scoperto di soffrire di un numero spropositato di allergie (questo mercato merita un report a parte), quelli che mangiano soltanto cibi biologici, quelli che non bevono l’acqua di rubinetto (non c’è acqua migliore di quella delle fontanelle a Roma), quelli che risparmiano su tutto ma sul mio pussipussi mai e quelli che… ah! questi Italiani!.

 

 

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