Il primo ministro delle Isole Salomone Manasseh Sogavare alla firma degli accordi con il primo ministro cinese Li Keqiang

AUSTRALIA-CINA. Il duello per le Isole Salomone

La penetrazione cinese nelle Isole Salomone ha come obiettivo l’installazione di basi militari? Se la geopolitica non è un’opinione, è ovvio che la Cina prima o poi costruirà propri insediamenti militari su almeno un paio delle mille isole di quell’arcipelago nel Pacifico a 2.000 km ad Est dell’Australia. Alle preoccupazioni australiane, Pechino ha replicato di non avere alcuna intenzione di stabilire una base militare. Sta di fatto che il governo di Honiara, la capitale delle Isole Salomone, ha firmato un ennesimo accordo con Pechino, ma stavolta non è il solito trattato commerciale. Il portavoce del ministero degli Esteri cinese Zhao Lijian ha respinto le “malintenzionali” interpretazioni dichiarando: «L’obiettivo della cooperazione in materia di sicurezza tra Cina e Isole Salomone è proteggere la vita delle persone e la sicurezza della proprietà e non ha sfumature militari». L’anno scorso ci furono disordini civili su larga scala a Honiara e l’Australia mandò “personale di sicurezza” a reprimere la rivolta. Centinaia di uomini furono mandati anche dalla Nuova Zelanda, dalla Repubblica di Figi e dalla Papua Nuova Guinea. La gente protestava perché il governo aveva tagliato i rapporti con Taiwan e aperto quelli con la Cina. Il premier Manasseh Sogavare venne accusato di aver intascato copiose bustarelle dai cinesi. Il vice leader dell’opposizione Peter Kenilorea sostiene che i singoli membri del parlamento abbiano ricevuto 250.000-750.000 dollari australiani ciascuno per i loro voti. Sono cifre enormi per cui è legittimo il sospetto che siano esagerate. Il Pil pro capite dei circa 700 mila salomonesi è ammontato a poco più di duemilacinquecento dollari nel 2020.

Il Paese è povero e soltanto l’anno scorso il governo di Canberra, capitale dell’Australia, ha speso 1,7 miliardi di dollari australiani in assistenza allo sviluppo nel Pacifico meridionale e altri miliardi (non si sa quanti) per la sicurezza, la salute, la logistica e le telecomunicazioni nelle Isole Salomone. Canberra ha promesso anche una seconda motovedetta e un avamposto, 65 milioni di dollari australiani per una nuova ambasciata e 22 milioni di dollari australiani per gli stipendi del governo nonché una radio ad alta tecnologia per la polizia.

Da parte sua, la Cina ha diminuito gli investimenti ma ha aumentato i prestiti che oggi assommano ad un miliardo di dollari statunitensi. Pechino conta sull’indebitamento progressivo che legherà a sé il destino di Honiara. Quando ci fu il passaggio da Taiwan alla Cina, il primo ministro Sogarave dichiarò che le opportunità commerciali garantite dal governo cinese erano di gran lunga superiori a quelle di Taiwan. E, per ora, la gara si fa a colpi di quattrini.

Secondo Michael O’Keefe, docente di relazioni internazionali a “La Trobe University” di Melbourne, «l’Australia potrebbe prendere in considerazione la possibilità di collaborare con la Cina per soddisfare le esigenze di sicurezza delle Salomone piuttosto che inquadrare questo patto come un’altra minaccia cinese».

La strategia di Sogarave è ambiziosa: diversificare i partner in modo da non dipendere da nessuno.

 

 

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