UCRAINA. La guerra comincia adesso

Fin qui in Ucraìna sono emersi due fatti incontestabili: 1) l’attacco russo portato in più punti senza forze sufficienti; 2) la scelta tattica delle truppe ucraìne di ritirarsi nelle città evitando scontri in campo aperto. Ci sarebbe anche un altro fatto: la superiorità dell’intelligence americana che informa minuto per minuto Kiev sugli spostamenti russi, le loro direttrici di marcia, le linee di rifornimento e quant’altro. In pratica, i russi si muovono a culo scoperto. Questa è un’ipotesi; nessun comune mortale (inclusi i tattico-strateghi da bar o da social, che è la stessa cosa) sa come sta andando lo scontro di intelligence con il complesso tecnologico/informatico russo che pure non è da sottovalutare.

Al di là delle analisi politico-ideologiche, fatte sul filo di lana della tifoseria (i tifosi, si sa, hanno i paraocchi), i fatti raccontano la realtà sul campo. È probabile che Mosca sapesse in anticipo dell’invio di carri armati e arsenali vari da parte di Usa&alleati, ma non si sa con certezza, per cui è inutile disquisire su questo e torniamo ai fatti.

È un fatto che i russi sono arrivati a Kiev con forze insufficienti per circondarla. È un fatto che attaccando le città dove si sono ritirate le truppe ucraìne sono aumentate le vittime civili e questo ha dato fiato alle trombe avversarie sul barbaro Putin e via criminalizzando.

È un fatto che l’esercito russo si sta ritirando da alcune postazioni che non hanno alcun valore strategico. Se il grosso delle forze ucraìne si fosse concentrato in difesa di Kiev, si sarebbe aperta una finestra tattico-strategica attraverso la quale le truppe russe avrebbero potuto tenere immobilizzati quei contingenti e dedicarsi con maggiore efficacia su altri fronti a cominciare da Odessa. I generali ucraìni questo errore non l’anno fatto. Anzi, hanno demandato anche a truppe di supporto il compito di difendere le città casa per casa (modello Stalingrado).

Il ritiro russo da Kiev non è una buona notizia per l’Ucraìna. Le forze russe, dopo un’avanzata di 300 km circa, erano arrivate il più lontano possibile con ciò che avevano a disposizione. Senza la forza per circondare la capitale – e qui la ripetizione va fatta – era praticamente un esercito innocuo. Era molto meglio per l’Ucraìna, quando il nemico era sparso su numerosi assi, nessuno dei quali abbastanza forte da sferrare un colpo decisivo. L’attacco iniziale lungo diversi assi era stata un scelta politica dovuta alla convinzione di trovare le vie aperte (Gli americani stavolta s’erano preparati), dopodiché il Kremlino s’è reso conto della necessità di lasciare mano libera ai militari. I quali, subito, hanno deciso mosse incredibili (e dolorose) come quella di ritirarsi da diversi settori occupati a prezzo di tanti morti e distruzioni da ambo le parti. L’Ucraìna sta, dunque, vincendo?

Per fare una previsione realistica, tocca chiedersi dove saranno concentrate le forze russe liberate da inutili occupazioni. E, nel frattempo, chiedersi anche: se a combattere nelle città ci sono foreign fighters, truppe di supporto e piccole unità dell’esercito ucraìno, dove sta il grosso? Ovvio! Dov’è sempre stato dal 2014: nel Donbass. Sono oramai otto anni che l’esercito ucraìno (le truppe migliori) è stanziato in quella regione per combattere contro i separatisti filo-russi (senza peraltro cogliere risultati di rilievo) ed è nel Donbass che gli americani recapiteranno i carriarmati (quelli di fabbricazione russa perché altrimenti gli ucraìni non saprebbero utilizzarli). Senza tifare come allo stadio, senza pianti posticci su vittime e profughi, senza sognare rivincite insensate, i fatti dicono che la guerra comincia ora.

 

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