Bandiere tunisine sventolate comtro il presidente Kais Saied

TUNISIA. Saied all’angolo: ha contro Fmi, Fitch e Banca Mondiale

La crisi politica tunisina si va aggravando: il presidente Kais Saied ha escluso le elezioni per almeno i prossimi tre mesi ed ha esteso la durata del suo mandato di altri 8 mesi. Tutto qui? Un presidente che non vuole mollare la poltrona? un despota che prima scioglie il Parlamento e poi annuncia che sta scrivendo una nuova Costituzione che sottoporrà a referendum il prossimo 25 luglio? La data non depone a suo favore, è noto che è una data infausta (nel 1956 affondò l’Andrea Doria: 51 morti e nel 2000 precipitò un Concorde: 113 morti). Forse c’è qualche altra disgrazia capitata un 25 luglio di qualche altro anno, ma al momento il redattore di queste note non lo ricorda. Tornando in Tunisia, il Parlamento si era riunito non riconoscendo al presidente Saied l’autorità di scioglierlo. Manifestazioni di protesta fanno da pendant alla presa di distanza da parte degli Usa e della Unione europea. Un commentatore politico tunisino, Khalid Hermasi, ha dichiarato ad Al Jazeera: «È molto probabile che la comunità internazionale, il Fondo monetario internazionale, la Banca mondiale e altri donatori internazionali cercheranno di creare una maggiore distanza tra loro e Kais Saied». La dichiarazione fa intendere che i poteri internazionali reagiscono alla situazione di incertezza politico-istituzionale causata dal presidente/autocrate. La verità è che la situazione economica in Tunisia è grave non da oggi, allorché le panetterie hanno annunciato la chiusura. Le difficoltà economiche hanno avuto la “benedizione” dell’agenzia americana di rating Fitch (qualcuno se la ricorda quando declassava l’Italia governata da Berlusconi), la quale ha bollato la Tunisia con un CCC, voto pessimo che annuncia un prossimo fallimento. L’Unione generale tunisina del lavoro (UGTTUnion Générale Tunisienne du Travail), il potente sindacato che pure aveva sostenuto il presidente Saied, adesso lo attacca e minaccia scioperi contro le riforme economiche “consigliate” dal Fondo monetario internazionale (Fmi). Soltanto qualche giorno fa il segretario generale del sindacato Sami al-Tahiri aveva dichiarato: «La decisione di sciogliere il Parlamento è arrivata tardi, ma era necessario. Il Parlamento era già sospeso e di fatto morto. Onoriamo i morti seppellendoli». Cosa è successo nelle ultime ore?

Il presidente tunisino annuncia lo scioglimento del Parlamento

Said ha contro il mondo che conta e perciò ha scarse probabilità di sopravvivenza. Se si muove l’esercito, dovrà cercarsi l’asilo in qualche Stato africano dell’interno. E l’ipotesi dell’intervento dei militari sta nella Costituzione (che Said vorrebbe cambiare) la quale, all’articolo 18, contempla l’intervento dell’esercito nel caso di una chiara minaccia contro lo Stato.

Sta di fatto che le cosiddette “primavere arabe”, tanto strombazzate dai media ed esaltate da politicanti con scarse visioni prospettiche, hanno portato dolorosi risultati in Yemen, in Siria, in Libano e ora anche in Tunisia. Per ora.

 

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