ACHILLE BIELE. Se n’è andato un altro pezzo di Lotta di Popolo

Achille è morto. Me lo ripeto, ma non ci credo. Come fare a scrivere un ricordo di lui, se non credo che sia morto? Achille è sempre stato un ancoraggio di sicurezza. Fin dai tempi napoletani, da quando i gruppi erano due e ci volle la tenacia di Achille per metterli insieme. Nel corso degli anni, molti si sono intestati il merito della fondazione di Lotta di Popolo a Napoli. Mai Achille. C’erano i fatti e tanto bastava. Chi fa politica perché ha una visione del mondo che lo porta a combattere per realizzarla non si fa fotografare in testa ai cortei, non chiede di essere intervistato, lascia che altri si autoproclamino protagonisti. Il protagonista è faccenda da divi dello spettacolo e noi, invece, lottavamo per una società migliore. Niente schemi da applicare, tipo Lotta di Classe, e nemmeno operazioni da ricopiare, tipo Marcia su Roma. La ricerca costante di risposte da dare senza farsi imbrigliare – purtroppo capita ancora oggi a tanti che s’illudono di avere un pensiero proprio e non s’accorgono di essere pensati dai media – negli schemi imposti di comunismo/anticomunismo, fascismo/antifascismo… La passione per l’Europa (certo non quella di oggi che s’inchina ai diktat americani) era insieme un sogno ed una causa di lotta. L’alleanza tra i gruppi di Francia (Lutte du Peuple), Spagna (Lucha de Pueblo), Germania (Volkskampf) era l’inizio di un’alleanza più vasta che comprendesse tutta l’Europa. Achille guidava in silenzio senza mai stancarsi. All’epoca c’erano ancora le frontiere e poteva per caso capitare che lui infilasse il nastro e mettesse a pieno volume canzoni tipo “Giovinezza” o “Giarabub”, soltanto per vedere la faccia dei flic francesi alla frontiera. Restava impassibile, mentre convincevo il flic che andavamo a Parigi per le donne e che non era colpa nostra se la radio si fosse sintonizzata all’improvviso su una stazione radio proibita in Italia. Era anche successo che mi fossi lanciato in elogi per la libertà politica che vigeva in Francia (nelle vetrine delle librerie erano esposti testi diabolici come il “Mein Kampf”). Oggi la Francia è tutto fuorché la patria della libertà. Qualche anno dopo, chi era catturato veniva subito consegnato alle guardie italiane. A nostro scorno, dalla “perfida Albione” nessuno è stato mai consegnato. Da quelle parti l’habeas corpus è un tabù.

Achille era imprevedibile. Passava dall’analisi circostanziata di un avvenimento allo sfottò. Non c’era niente da fare. Appassionato di fumetti, disegnava vignette con protagonista un cinghiale (animale totemico beneventano) con battute fulminanti. Non è mai successo che si sia tirato indietro oppure che si sia messo il pennacchio del comandante. Quando fu varato il primo campo hobbit, Achille aveva faticato, organizzato e invitato, ma non mi è mai capitato di leggere il suo nome nelle rievocazioni o nelle “ricostruzioni”. Era di grande stazza, con un collo invulnerabile alle sprangate (dei compagnucci della parrocchietta) e alle manganellate (delle guardie). Quando mi capita di scrivere qualcosa a proposito degli anni di lotta, cito Achille perché lui c’era. Quando mi è stato chiesto di fare un giornale (SvegliatiEuropa) ho chiesto a lui di farlo con me. Puntuale, preciso, paziente (perché a differenza di lui sono sempre stato poco preciso…) e veloce. Un giovane con tanto di master in grafica ha bisogno di tempo perché qui, perché là, bla bla bla. Achille ha avuto problemi con il suo vecchio computer, non aveva soldi per comprarne uno nuovo, ma nel giro di qualche giorno ha spedito il giornale come d’abitudine. Adesso “Svegliati Europa” non uscirà più. Non per mano mia, comunque. Non sarebbe lo stesso senza Achille.

…ieri…

Nel corso degli anni (dal ’68 ad oggi!) la militanza politica è andata svanendo sotto i colpi della repressione, dei morti, dell’età, dei tempi, ma abbiamo continuato a frequentarci. Per motivi di lavoro. Insieme con Walter lavorava nel comparto fotografico della società Esedra e m’è capitato di lavorare per qualcuno dei giornali che appartenevano allo stesso padrone. Quando il padrone cambiò la struttura (i computer gli facevano risparmiare molti quattrini), il settore nel quale lavoravano Achille e Walter fu cancellato senza preavviso. Walter andò a lavorare nella libreria che noi pochi superstiti di Lotta di Popolo avevamo comprato (una lunga storia della quale prima o poi scriverò) mentre Achille tornò con la famiglia a casa sua. Così nacque il periodico “Benevento”, con sottotitolo “La voce del Sannio”. La legge vieta i giornali senza un direttore responsabile, e soltanto un giornalista con tesserino può fare il direttore responsabile. Il sabato e la domenica prendevo il rapido Roma-Benevento. Lui mi caricava alla stazione per andare a casa sua, a Ponte, dov’era la redazione. I primi tempi in redazione c’era soltanto Tullia, la moglie che se avesse fatto la cuoca di professione sarebbe stata uno chef di grido, la quale si occupava anche della pubblicità. Il settimanale, quindi, ci ha tenuti insieme per molti altri anni. Ma anche quando ha assunto lui la direzione abbiamo continuato a frequentarci. I Solstizi nella neve a casa sua sono rimasti insuperati nel ricordo dei nostri figli, di qualche ex compagno di lotta, come Pietro Golia, e di altri.

…l’altroieri…

Penso che Achille si meriti una biografia politica meglio articolata  di queste note che sto buttando giù alla rinfusa, ma per farlo serve lucidità e distacco, per cui sarà qualcun altro a scriverla.

Gli scontri e i casini ce li ricordavamo alle cene (e ai Solstizi) ma non erano amarcord o nostalgismi, anche perché diventavano immediatamente sfottò reciproci. E vinceva sempre lui: la mia memoria non poteva competere con la sua. A volte, scoprivo di aver partecipato a qualcosa grazie a lui che me lo ricordava. Con il tempo, mi sono reso conto che eravamo degli scampati, dei superstiti. Un giovane oggi se facesse qualcosa di vagamente somigliante a ciò che noi avevamo combinato si sentirebbe uno dei magnifici quattro, eroi di fumetti. Per fare azioni rischiose, tocca rischiare e come si potrebbe oggi? il minimo che ti può capitare è che ti si sfasci il telefonino; e dove vai senza smart? Non hai un’identità e sei solo come un cane. Questo spiega come mai giovanotti sulla via criminale si fanno beccare dalle guardie: hanno ripreso la cattiva azione con i telefonini. Se un fatto non va sui social non esiste: questa è la situazione. La prima regola, invece, di chi rischia è che nessuno lo deve sapere. La quiete sociale più che dalla repressione è assicurata dalla mancanza di riservatezza. Achille era riservato. Ha cominciato a raccontarsi quando ha visto la vecchiaia e le malattie piombargli addosso. Non abbiamo più celebrato insieme il Solstizio. Mangiare carne e bere vino fino all’alba non poteva più permetterselo. Poco alla volta, Achille si è abbandonato. “SvegliatiEuropa”, più che un impegno politico, per lui era una terapia. Lo aiutava a sentirsi vivo; e non gli ho mai detto che per me era uguale.

Achille Biele ha lasciato un vuoto terribile in famiglia e tra i pochi che avevano il privilegio di frequentarlo ancora. Per quanto mi riguarda, non è morto. Non ancora.

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