BIRMANIA. Un milione di rifugiati. Gli Usa: è genocidio

Un milione di Rohingya stanno languendo negli attendamenti di Kutupalong, il campo profughi più grande del mondo, nei pressi della città bangladese di Cox’s Bazar. Gli altri 600.000 sono rimasti intrappolati nel Rakhine, lo Stato di appartenenza. La Repubblica dell’Unione del Myanmar è composta da sette Stati e da numerose altre regioni autoamministrate. La popolazione di circa 60 milioni di persone è frammentata fra le 135 etnie riconosciute dallo Stato che non hanno diritto alla cittadinanza birmana. I Rohingya sono musulmani (la maggioranza dei Birmani è buddista) e a centinaia di migliaia sono fuggiti nel Bangladesh, il paese confinante più vicino. Parlano il rohingya, una lingua indoeuropoea, simile alle lingue parlate dagli indo-ariani dell’India. Per un momento, il complesso mediatico internazionale si è occupato di loro (rubando spazio al conflitto ucraìno) perché il segretario di Stato americano Antony Blinken ha annunciato che gli Stati Uniti hanno deciso che la repressione in atto contro i Rohingya sia in realtà un genocidio. (Tutti Cina esclusa contro la giunta militare)

Il governo militare ha respinto l’imputazione ed ha accusato gli Usa di interferenza negli affari interni del Myanmar. Nel frattempo, sta affrontando un processo alla Corte internazionale di giustizia, perché citato, con l’accusa di genocidio, dal Gambia. Questa nazione africana, per bocca del procuratore generale Dawda Jallow, ha dichiarato: «Cerchiamo di proteggere non solo i diritti dei Rohingya, ma anche i nostri diritti come Stato parte della convenzione sul genocidio». Gli avvocati del governo birmano hanno accusato il Gambia di agire come rappresentante dell’Organizzazione per la cooperazione islamica, un organismo di 57 membri istituito nel 1969 per rappresentare gli interessi musulmani globali.

Il governo di unità nazionale della Repubblica dell’Unione del Myanmar (NUG, National Unity Government) ha sottolineato che «l’impunità di cui gode la leadership militare» consente di commettere ogni crimine. Il NUG (in esilio) è stato riconosciuto come governo legittimo dal Parlamento europeo. Il NUG ha anche formato un esercito (Quei cattivi militari antidemocratici). Non ci vuole un politologo di vaglia per dire che la resistenza birmana è finanziata e armata dagli americani. Dal canto suo, l’Unione Europea ha inflitto ulteriori sanzioni ai funzionari del Myanmar, dicendosi «profondamente preoccupata per la continua escalation di violenze in Myanmar e per l’evoluzione verso un conflitto prolungato con implicazioni regionali».

 

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