YEMEN. Bombe, fame e malattie: la strage continua

L’attrice Angelina Jolie è andata in Yemen, nella veste di inviata speciale dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati. Facendo scendere in campo la famosissima Jolie, l’Unhcr ha attirato l’attenzione dell’opinione pubblica mondiale sulle più urgenti necessità delle popolazioni civili, a cominciare dalla mancanza di cibo. In qualche modo la guerra nello Yemen è tornata sotto i riflettori dei media, ma è durata poco: la guerra in Ucraìna non lascia spazio ad altre notizie né ad altre guerre.

C’è anche un altro dato che ha fatto notizia almeno per qualche ora ed è il no dell’Arabia Saudita, degli Emirati Arabi Uniti e degli altri Paesi che fanno parte del Consiglio di cooperazione degli Stati del Golfo Persico alle richieste americane di boicottare la Russia. Il fattore petrolio è determinante (l’Opec+ cioè il cartello petrolifero, nel quale la Russia ha notevole peso, ha resistito alle pressioni di Washington) ma c’è anche il rifiuto statunitense di mettere l’etichetta di terroristi ai ribelli sciiti che le forze armate dello Yemen, con il supporto soprattutto dell’Arabia Saudita, non riescono a sconfiggere.

Sullo sfondo si intravede Israele diventato grande alleato degli Emirati e dintorni. Tel Aviv guarda con sospetto alle iniziative del presidente Usa Joe Biden in merito allo sviluppo del nucleare in Iran. Pare, infatti, che Washington voglia riconoscere a Teheran il diritto a sviluppare il nucleare per usi civili.

Alla base dei comportamenti degli Stati si sono sempre, da che mondo è mondo, motivi conclamati e motivi nascosti. E questo spiega anche perché sia Mohammed bin Zayed Al Nahyan, erede al trono dell’emirato di Abu Dhabi, che Mohammed bin Salman, principe ereditario saudita, hanno telefonato al presidente russo Vladimir Putin. C’è il loro impegno a mediare per una soluzione pacifica del conflitto in corso. Petrolio a parte, in questo momento lo Stato degli Emirati Arabi Uniti è presidente del Consiglio di sicurezza dell’Onu. Il rappresentante di Abu Dhabi alle Nazioni Unite ha chiesto il ritorno alla diplomazia, ma non ha condannato esplicitamente la Russia. Da Riad nessuna dichiarazione in merito. Tra i tanti dossier c’è quello dell’acquisto dei nuovi caccia: gli Emirati compreranno gli F-35 statunitensi oppure i Su-75 russi?

Nello Yemen la guerra infuria (Civili bombardati dai Sauditi e l’Ue si “preoccupa”). Sono sei anni che le forze governative tentano inutilmente di soffocare la ribellione degli Houthi, i quali pezzo dopo pezzo sono arrivati a controllare l’intero Yemen settentrionale.

Con più di 4 milioni di sfollati e 250mila morti (su 28 milioni di yemeniti), questa è una guerra che non smuove le “coscienze democratiche” perché non minaccia di allargarsi. Resta confinata in quell’area senza alcuna possibilità di fare da detonatore per un conflitto che veda i veri protagonisti scendere in campo in prima persona. L’Iran, che è a forte maggioranza sciita, mostra simpatia verso i correligionari yemeniti, ma non può fare più di tanto.

Le agenzie dell’Onu stanno intervenendo in Yemen per fronteggiare la fame e la Covid, ma la pace nella regione è cosa che va decisa ai “piani alti” della geopolitica.

 

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