Campo per rifugiati a Mrauk U nello Stato di Rakhne in Myanmar

MYANMAR (BIRMANIA). La guerra civile e i massacri non si fermano

Nel Myanmar (la Birmania in lingua birmana) la guerra civile assomiglia più a un genocidio negli Stati di Kayah, Chin e Karen. Le popolazioni fuggono nelle foreste per sfuggire all’esercito e soprattutto alle famigerate “milizie popolari” (Pyu Saw Htee). A un anno dal golpe si contano migliaia di morti tra i civili e circa 12 mila detenuti per motivi politici. Dopo che la giunta militare aveva rovesciato il governo del Premio Nobel per la Pace Aung San Suu Kyi, leader della Lega Nazionale per la Democrazia (LND), era stato formato un governo ombra, il GUN, Governo di Unità Nazionale, subito riconosciuto dalle Nazioni Unite, ed era stato costituito lo Yaw Defence Force (YDF). Il più recente episodio è stata la distruzione di due villaggi (Lel Yar e Letpan Hla) ad una ventina di Km a sud di Pauk Township nella regione di Magway. Le milizie e i soldati hanno usato anche l’artiglieria pesante per spianare le case. La maggior parte degli abitanti ha fatto in tempo a nascondersi sulle colline vicine. Si sono salvati anche circa 500 bambini, che sono le vittime più colpite dalla guerra (Tutti, Cina esclusa, contro la giunta militare).

I membri di Pyu Saw Htee coinvolti nel raid sono stati identificati come provenienti dai villaggi di Wun Chone, Pin Taung e Thit Cho Kone. L’agenzia di stampa “Myanmar Now” segue giorno per giorno le operazioni delle forze in campo. Gli articoli sono pubblicati in birmano e in inglese. Ed è a questa agenzia che un ufficiale dei guerriglieri costretti a ritirarsi per la differenza di potenza di fuoco ha dichiarato: «How would our handmade weapons work against them? We have very poor aim because of our very low-tier weapons» (Le nostre armi fatte a mano cosa avrebbero potuto contro le loro? Il livello delle nostre armi è molto basso, per cui sono scarse le nostre capacità di tiro).

Anche il villaggio di Kinma, ad una trentina di Km a sud della città di Pauk, era stato distrutto per liberare la strada verso lo Stato meridionale del Chin, che è diventato una roccaforte della resistenza (Quei cattivi militari antidemocratici).

L’anno scorso l’Unione europea aveva condannato il golpe e minacciato sanzioni, ma al momento non ci risulta che qualcosa di concreto sia stato fatto. Il presidente degli Stati Uniti Joe Biden aveva definito il golpe «un attacco diretto alla transizione del paese verso la democrazia e lo stato di diritto», ma anche in questo caso non risultano azioni americane mirate a fermare i massacri quotidiani. Abbiamo memoria soltanto di una missione umanitaria di CasaPound a favore dei Karenni, meglio conosciuti come Karen rossi (Chi combatte in Birmania).

La Repubblica dell’Unione del Myanmar occupa parte della costa occidentale della penisola indocinese, sul golfo del Bengala e confina con Bangladesh, India, Cina, Laos e Thailandia.

Burma (come gli inglesi chiamavano la Birmania) fu occupata alla fine del XIX secolo dalle truppe britanniche e inglobata nell’impero indiano. Nel 1948, la Birmania ottenne l’indipendenza dal Commonwealth britannico. Da allora, si sono succeduti molti governi militari che hanno, fra l’altro, costantemente combattuto e repressa la voglia di autonomia (espressa anche con la rivolta armata) di molte popolazioni delle montagne. Le elezioni legislative birmane del 2020 erano state vinte dalla Lega Nazionale per la Democrazia. Nonostante il Partito dell’Unione della Solidarietà e dello Sviluppo, vicino agli ambienti militari, fosse stato sconfitto me ridotto a poche decine di seggi, il 26 gennaio 2021, il generale Min Aung Hlaing, capo delle forze armate, aveva contestato le elezioni e minacciato l’intervento dei militari.

 

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