BURNOUT. Allarme dalla Spagna: a rischio la salute mentale

L’Associazione medica spagnola ha registrato un aumento del 37% del numero di medici con disturbi mentali o dipendenze. Il dato deve preoccupare tutti perché la sindrome del burnout pare sia diventata endemica in Europa.

Il termine “burnout”, dal verbo inglese to burn out (bruciarsi, esaurirsi), è stato fino ad oggi usato in riferimento allo stress da lavoro, ma la pandemia di Covid ha fatto emergere ulteriori stati di sofferenza. I disturbi relativi alla salute mentale colpiscono sempre più frequentemente i giovani e persone particolarmente fragili oltre che un numero crescente di operatori sanitari.

L’allarme arriva dalla Spagna e, precisamente, da Madrid, dove al Forum di Incontri Interdisciplinari, organizzato dalla Fondazione Paolo VI, si è discusso sul tema “Salute mentale: una nuova pandemia?”.

Secondo il presidente della Società di Psichiatria di Madrid José Luis Carrasco, “la salute mentale sarà un’endemia che durerà a lungo. È un problema più importante di quello che abbiamo considerato fino ad ora“. “Gli atti di autolesionismo – ha aggiunto – e i tentativi di suicidio sono aumentati di dieci volte“.

La paura – ha concluso lo psichiatra spagnolo – si è impadronita dei giovani in una società intrappolata dall’incertezza, che si traduce in ansia e depressione“. Nello stesso momento sono cresciuti i consumi di farmaci e di altre sostanze.

Montserrat Esquerda, direttrice dell’Istituto Borja di Bioetica, ha sottolineato l’aumento dei disturbi alimentari, come anoressia e bulimia, negli adolescenti. Per l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), i problemi di salute mentale costituiranno la “principale causa di disabilità nel mondo nel 2030“.

In Spagna, dall’inizio della pandemia, secondo il Centro per la Ricerca Sociologica (CIS), il 6,4% della popolazione ha preso appuntamento con un professionista della salute, soprattutto per motivi di depressione (35,5%) o ansia (43,7%). Nel 2020 sono stati registrati 3.941 suicidi (la cifra più alta della storia, secondo l’Istituto Nazionale di Statistica (INE)), di cui 1.479 di giovani e adolescenti. Per i dati relativi all’Italia, dovremo aspettare la fine della censura (della quale nessuno parla, sennò che censura sarebbe?).

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