SOCIETÀ. C’erano una volta i lavativi…

Dove sono finiti i lavativi? Impossibile rispondere se uno non li conosce. Fino a qualche decennio fa, la scuola era una grande fabbrica di lavativi. Durante la ferma militare obbligatoria, in ogni camerata s’annidavano due o tre lavativi. Negli uffici pubblici e perfino negli ospedali, i lavativi facevano la loro “bella” presenza. Il lavativo era immancabile nella vita sociale. Non erano tutti uguali: c’era chi strappava un sorriso e chi ti faceva incazzare, chi ispirava pena e chi invidia. La “lavatività” era attitudine declinata in mille maniere. Chi era, dunque, il lavativo?

Alle origini c’erano una pratica e uno strumento d’igiene personale: un clistere che ci si ficcava dentro per pulirsi. Quel lavativo, come indicava la parola, lavava per bene e a fondo. C’erano eleganti e sofisticate signore che non passava giorno senza un soddisfacente clisterino. Anche compassati signori praticavano quotidiani lavaggi. Probabilmente in questo momento coloro che sono in bilico tra un sesso e l’altro cercano e trovano conforto infilandosi “lavativi” di ogni genere, numero e caso.

Come si sia giunti ad affibbiare ad una persona il nome portato da un lungo e non tanto sottile affare meccanico, è roba da esperti. Qui ci basti sapere che si definisce lavativo un fannullone scansafatiche. Questo spiega come mai ci fossero anni fa tanti lavativi a scuola, al lavoro, in caserma, all’ospedale… ma oggi? dove sono finiti quei fannulloni scansafatiche? È un mistero. Uno dei tanti di questa nostra “sovrana” Italia.

A scuola non ce ne sono più. Papà e mamma fanno la spola per spiegare ai prof che il loro rampollo è uno studente modello, che è stato bene educato, che coltiva nobili progetti, per cui non merita quattro in italiano, o in matematica oppure in storia. Lui studia tanto e ha tanta voglia di imparare ma va preso per il verso suo. Ama la libertà e non sopporta le imposizioni. Il ragazzo non è un ozioso fannullone; è, invece, una persona da comprendere e sostenere. Purtroppo i sistemi di insegnamento, lasciatevelo dire cari prof, sono antiquati e inadatti per una giovane mente con le cuffie, che ascolta la musica a palla mentre scrolla i messaggi, scrive le risposte e guarda l’ultimo video del tipo bravissimo che con le cocce delle noci fabbrica preservativi bucati. Questi giovani si sentono in gabbia a dover imparare la storia di Roma (che, poi, diciamoci la verità, non serve nella vita reale) o la sintassi italiana (l’inglese devono imparare, altro che italiano!). Ore e ore di studio per cose dalla dubbia utilità. Nostro figlio è attivo, altroché!

Tra un “aiutino” e una “spintarella”, finalmente questo giovane trova impiego in un pubblico ufficio. La sua giornata di lavoro si dipana serenamente tra passeggiate sui social, telefonate divertenti, giochi appassionanti e video incredibili che arrivano da tutto il mondo. La pratica è in lavorazione e, caro il mio signore, qui non stiamo a lavare le foche: noi non possiamo sbagliare; ha visto l’ultima sentenza della Consulta? Perciò, abbia pazienza e torni il mese prossimo. Qualcuno se la sente di accusare quel solerte impiegato, già studente modello, di essere un lavativo? Se c’è una cosa che offende è il razzismo: soltanto perché sembra che non lavori, non bisogna condannarlo per via del luogo comune che negli uffici pubblici si lavora poco e male. Vogliamo forse dire che il direttore sia un pelandrone perdigiorno? Ma come vi permettete? Lo sanno bene i suoi compagni di poker quando lo vedono giocare male a causa dei problemi in ufficio, e l’amante quando per lo stesso motivo non gli si rizza. Chiunque lo frequenti sa che l’ufficio è in testa ai suoi pensieri: sono due anni che aspetta la nomina a direttore generale e ci voleva pure questo rimpasto di governo che ha spostato ad altro ministero il sottosegretario amico del compare d’anello.

La caccia al lavativo potrebbe continuare lungo pagine e pagine, ma sarebbe del tutto inutile. Il lavativo non c’è più. Oggi ci sono persone responsabili che hanno sempre una ragione se non stanno al loro posto di lavoro; che spiegano per filo e per segno perché gli errori commessi non siano stati per loro colpa; che, in ogni circostanza, hanno qualcuno da accusare a proprio discarico. Vuoi vedere che è proprio quel qualcuno il lavativo? Uffà. Basta con questa tutt’erba un fascio. Ogni persona fa caso a sé. E se tutto va storto è a causa degli Ufo, del riscaldamento globale, del Papa, degli Islamisti, dei fascisti, dei terroristi, dei nemici degli Usa, degli amici degli Usa, dei cinesi, dei russi, delle banche… puntare il dito contro il lavativo è fin troppo comodo.

 

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