Israele accusa: Amnesty International è antisemita

Nella regione del Naqab, a sud di Israele, ci sono attualmente 35 villaggi beduini nei quali vivono circa 68 mila persone. Per Israele, quel territorio sin chiama Negev e quei beduini non sono riconosciuti dal governo di Tel Aviv. È gente senza diritti, per cui l’esercito può demolire un villaggio per farci un poligono di tiro o demolirne una decina per aprire una benemerita “riserva naturale”. È dal 1948, dice Amnesty International, che «le autorità israeliane hanno adottato svariate politiche per “ebraizzare” la regione». È questa uno dei fatti raccolti in un rapporto di 278 pagine, nel quale l’organizzazione per la difesa dei diritti umani, già Nobel per la Pace, descrive, prove alla mano, «il sistema di oppressione e dominazione di Israele nei confronti della popolazione palestinese, ovunque eserciti controllo sui loro diritti: i palestinesi residenti in Israele, quelli dei Territori palestinesi occupati e i rifugiati che vivono in altri Stati».

In breve, Amnesty International ha dimostrato che Israele applica l’apartheid, definito “crimine contro l’umanità” dallo Statuto di Roma della Corte penale internazionale.

«Che vivano a Gaza, a Gerusalemme Est, a Hebron o in Israele, i palestinesi sono trattati come un gruppo razziale inferiore e sono sistematicamente privati dei loro diritti. Abbiamo riscontrato che le crudeli politiche delle autorità israeliane di segregazione, spossessamento ed esclusione in tutti i territori sotto il loro controllo costituiscono chiaramente apartheid. La comunità internazionale ha l’obbligo di agire»: ha dichiarato Agnès Callamard, segretaria generale di Amnesty International.

«La comunità internazionale – ha aggiunto – deve affrontare la realtà dell’apartheid israeliano e dare seguito alle molte opportunità di cercare giustizia che rimangono vergognosamente inesplorate». La signora Callamard è un’esperta dell’Onu per i diritti umani ed ha compiuto molte inchieste in diversi Paesi africani e asiatici (Afghanistan, Cambogia, Sierra Leone…) insomma le sue valutazioni sono apprezzate a livello internazionale, ma stavolta ha commesso un errore. Ha chiamato sul banco degli accusati non un signore della guerra dagli occhi a mandorla oppure un selvaggio dittatore africano, ma addirittura lo Stato campione della democrazia, lo Stato nato dalle ceneri di milioni di morti, lo Stato che nell’intero orbe terracqueo è fulgido esempio di tecnologia e di progresso.

Chi scrive era un entusiasta dirigente quattordicenne della “Giovane Italia”, l’organizzazione studentesca facente capo al Movimento Sociale Italiano, quando sentì in una riunione a Scafati il segretario nazionale (Arturo Bellissimo, che qualcuno chiamava “quinta elementare”) raccontare dei magnifici giardini che gli ebrei avevano creato nel deserto. A fronte dei beduini incapaci di progresso, i coloni israeliani coltivavano cavoli “grossi così” e spalancava le braccia. Nella destra cosiddetta neofascista, le simpatie per gli ebrei erano sincere e profonde. Piaceva l’immagine della giovane sabra, figlia di Israele, agile e coraggiosa che difendeva il campo coltivato armata di fucile. La bellezza occidentale contro la barbarie musulmana. Tra il grosso peso dell’Olocausto e il deserto fiorito, Israele poteva contare sull’ammirazione anche dei missini. Sono state le stragi, le occupazioni militari, la politica di rapina (https://internettuale.net/4136/accordo-di-abraham-israele-e-il-carciofo-arabo) che poco alla volta hanno svelato il vero volto di Israele, che sfrutta i sensi di colpa europei per fare i propri comodi.

Nel rapporto, leggiamo che secondo «il recente piano governativo di ripresa dalla pandemia da Covid-19: solo l’1,7% delle risorse è stato assegnato alle autorità locali palestinesi» (https://internettuale.net/4457/israele-la-diplomazia-del-vaccino-a-danno-dei-palestinesi).

Non si contano le risoluzioni delle Nazioni Unite che Tel Aviv ha ignorato e ignora senza pagare pegno. C’è una parola, una vera e propria formula magica, che protegge Israele meglio dei suoi missili a testata nucleare: l’antisemitismo. È un’accusa che mette fine a qualsivoglia contestazione. Stavolta è Amnesty International ad essere stata colpita. «Il rapporto di Amnesty è antisemita»: ha accusato il ministro degli Esteri Yair Lapid. Caso chiuso.

Inutile fare presente che nei Territori palestinesi occupati Tel Aviv controlla e limita gli spostamenti dei palestinesi con un reticolato di checkpoint militari, posti di blocco, barriere e altre strutture. «Una barriera di 700 chilometri, che Israele sta ancora ampliando, ha isolato all’interno di “zone militari” le comunità palestinesi che, per entrare e uscire dalle loro abitazioni devono ottenere più permessi speciali»: si legge nel rapporto intitolato “L’apartheid di Israele contro la popolazione palestinese: un crudele sistema di dominazione e un crimine contro l’umanità». A Gaza oltre due milioni di palestinesi vivono praticamente in galera. Zitti. Tocca stare zitti; l’accusa di antisemitismo è una ghigliottina che non riposa mai e non tutti hanno il collo “corazzato” come quello di Amnesty. Ma la signora Agnès Callamard stia attenta.

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