POVERO DRAGHI! Questo Parlamento è un grosso bluff

Prima degli scontri, dei veti incrociati e dei nomi “quirinabili-quirinalizi” bruciati, cosa c’era? C’era una maggioranza di governo che comprendeva per la quasi totalità gli eletti in Parlamento. Una maggioranza costruita per un governo tecnico di emergenza centrato su un big del sistema bancario internazionale. Una maggioranza per forza di cose eterogenea. Il presidente del Consiglio s’era assunto il compito di gestire al meglio una montagna di soldi mai vista prima e di trovare/imporre un equilibrio tra i cani e gatti a Palazzo Chigi. Le prime battute erano state di buon auspicio. Mario Draghi era riuscito a distribuire incarichi ministeriali accontentando cani, gatti e anche il canarino LeU.

Le successive mosse non sono andate tutte lisce sicché Draghi ha dovuto prendere atto che la lotta politica è per definizione estranea al concetto di equilibrio definitivo. È nella norma che ciascun politicante lavori per ampliare il proprio spazio di manovra e ridurre quello di qualcun altro. Sta nelle cose che un’alleanza siglata stamattina venga smentita la sera. Draghi ad un certo punto non ce l’ha fatta più e ha progettato di andarsene al Quirinale togliendosi dai pasticci. Sotto l’atto di vanità (Ma quant’è vanitoso Draghi? La risposta a breve), ci sarebbe il rifiuto di affrontare ora dopo ora chi la vuole cotta e chi cruda: una fatica di Sisifo, basta con questo masso della concordia da portare in cima per poi vederlo precipitare, con un continuo su e giù.

Se la maggioranza di governo fosse stata reale, quella stessa maggioranza avrebbe eletto il presidente della Repubblica senza intoppi insormontabili. Invece s’è immediatamente scomposta/ricomposta nei classici schieramenti di centrosinistra e centrodestra. Non soltanto. È anche emersa la insufficienza delle due classificazioni in un Parlamento deciso a non mollare la cadrega anzitempo.

Su questa sfilacciamento delle forze politiche in campo erano arrivate due grossissime picconate: quella del presidente Draghi, deciso a farsi eleggere, e quella del presidente Mattarella, deciso a non restare.

Se fosse arrivato un marziano, avrebbe subito commentato: se Draghi lascia Palazzo Chigi, l’inevitabile crisi di governo porterebbe dritto alle elezioni anticipate, elezioni che la maggioranza dei parlamentari (trasversale agli schieramenti) non vuole assolutamente. Il nostro marziano farebbe anche un’altra considerazione: questo Parlamento non rispecchia la forza reale delle componenti e perciò il presidente della Repubblica sarebbe eletto da movimenti e partiti irreali, nel senso che, per esempio, i Cinquestelle, che oggi sono il primo partito con 157 deputati e 73 senatori, sono in calo e perciò nel prossimo Parlamento saranno senz’altro una minoranza. Si potrebbe anche affermare che un capo dello Stato eletto da una maggioranza fittizia sarebbe poco apprezzato dalla prossima maggioranza.

Il marziano concluderebbe: si lascino le cose come stanno e, dopo le elezioni, Mattarella bis si dimette e il nuovo Parlamento legittimato dal voto eleggerà il suo successore.

Ma è un marziano e perciò incapace di ballare il balletto politico italiano che cambia di continuo perché di continuo cambia la musica.

Il dato ineludibile è che, anche nella migliore condizione, cioè con il mantenimento dello statu quo, il governo Draghi dovrà ricomporre le spaccature create dalla guerra per il Quirinale; inclusa la quasi certa espulsione della Lega (La corsa al Quirinale è per battere Salvini). Personalmente, Draghi dovrà fare i conti con uno sfottò (sia pure dietro le spalle) del tipo “voleva fare il presidente, fare il presidente, il presidente…” e non sappiamo quanto l’uomo sarebbe in grado di sopportare.

Mala tempora currunt, brutti tempi per tutti, ma soprattutto per i cittadini-consumatori-utenti che hanno dato prova di essere responsabili, ligi alle leggi e osservanti di qualunque disposizione dagli arresti domiciliari all’uso delle mascherine. Se lo merita tutta questa brava gente? Sì, non c’è dubbio. Che paghino le bollette, che accettino senza fiatare aumenti e gabelle, che facciano la fila per i nuovi televisori se vogliono vedere Sanremo. E non disturbino i manovratori.

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