CASELLATI BOCCIATA. Letta ora gongola e parla con Salvini

Ora che Matteo Salvini è stato ridimensionato e il centrodestra è stato ricondotto all’ordinario stato di confusione, ora si può fare il presidente. Il leader leghista con l’ambizione berlusconiana di diventare il capo dell’alleanza di centrodestra è stato spinto ad una mossa disperata e politicamente naif, per non dire altro. Il gioco di rimessa architettato dal segretario piddino Enrico Letta, alla testa di una coalizione costruita sull’odio per Salvini, ha dato i suoi frutti (La corsa al Quirinale è per battere Salvini). Applicando il vecchio detto “La gallina vecchia deve cuocere nel proprio brodo”, Salvini è stato cotto giorno dopo giorno, votazione dopo votazione, fino a lessarlo come si deve.

Va anche detto che il leghista, abile comunicatore e collaudato autista nel traffico dei social, è poco attrezzato per i giochi di palazzo. Tutte le volte che ha provato a manovrare inserendosi nei “grandi giochi” gli ha detto male rischiando perfino l’osso del collo. C’è da sperare che si sia convinto una buona volta di non essere abbastanza preparato e che abbia deciso: a) di servirsi della naturale irruenza e della similspontaneità nelle ordinarie azioni politiche; b) di diventare più cauto ed inscrutabile negli affari istituzionali, soprattutto quando ha che fare con vecchi marpioni democristiani e nuovi odiatori sinistri.

Le fasi della cottura sono chiare: prima il centrosinistra ha minacciato di abbandonare le votazioni se fosse stato candidato Berlusconi (facendo intendere allo stesso tempo di essere pronto al dialogo una volta tolto di mezzo il Cavaliere), poi si è trincerato dietro i trucchi procedurali. Ha usato le schede bianche mentre nel centrodestra litigavano per scegliere un candidato. Ha continuato con le schede bianche mentre nel centrodestra snocciolavano nomi su nomi, facendo così la figura dei superficiali casinisti impreparati ad un evento istituzionale così importante. E, quando Salvini ha superato (all’apparenza, come si vedrà subito dopo) i contrasti interni lanciando la candidatura della presidente del Senato, Letta ha ordinato l’astensione, congelando la possibilità che qualcuno del centrosinistra potesse votare nel segreto dell’urna la presidente Casellati. Letta ha anche provato oltre ogni ragionevole dubbio di avere il controllo del proprio schieramento. Il centrodestra ha mostrato, invece, di non essere affatto compatto come Salvini pretendeva che fosse. Molti non hanno votato come avevano promesso.

Adesso che il centrodestra è sepolto sotto la neve come un alpinista dilettante, Enrico Letta ha chiamato Matteo Salvini a colloquio. Al contempo, ha dichiarato ai media di essere ottimista sul domani.

Il vecchio cronista deve anche rimarcare un fatto arcinoto e cioè che questo Parlamento non vuole andare a casa perché alle elezioni sarà decimato in applicazione della nuova legge sulla composizione di Camera e Senato. Ne discende che se la presidente del Senato fosse stata eletta, sarebbe seguita la crisi di governo con relative elezioni anticipate. Questo spiega, per esempio, perché i Cinquestelle dissidenti abbiano obbedito al diktat dell’astensione e anche perché la parte più debole del centrodestra abbia disobbedito votando per altri o annullando la scheda oppure consegnandola bianca.

Con questo Parlamento non si andrà mai alle elezioni anticipate e questo Letta lo sa perfettamente. Lo sa anche Giorgia Meloni , la quale sa anche che i suoi parlamentari non hanno paura di perdere la cadrega. Giorgia Meloni ci ha rimesso in prestigio, andando appresso a quel pazzo di Salvini, ma la sua scalata non è stata bloccata dalla valanga.

La presidente Maria Elisabetta Alberti Casellati si sarebbe dovuta dimettere dopo la lettura dell’ultima scheda. La scalfittura al mio prestigio personale – avrebbe dovuto dire – è una crepa pericolosa nel mio ruolo istituzionale, perciò mi dimetto.

Ma quando mai s’è visto? Nonostante sia una donna ricca, stimata e apprezzata (fu eletta a stragrande maggioranza), con una vita oltremodo premiata, resta pur sempre una politicante di casa nostra dove le dimissioni tutt’al più si minacciano.

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