La circoncisione di Gesù in un affresco medievale

Gli abitanti del mondo irreale non sanno delle guerre in atto

Per dire che la gente era distante dal Palazzo, s’usava contrapporre il Paese reale a quello legale. È una distinzione oggi più che attuale, considerando che circa la metà degli aventi diritto al voto diserta i seggi elettorali. Al momento, però, risulta più pericolosa un’altra separazione: quella tra il mondo reale e quello delle fantasie correnti. In genere, la gente è presa da profondo amore per gli animali (molti addirittura non mangiano carne nemmeno se di pesce) e da una convinta aspirazione alla pace (tranne quando si tratti di scontri di condominio). L’accoglienza e la solidarietà sono i pilastri di questo pacifico modo di vivere. È vero: ci sono cattive persone che sui social, per esempio, inveiscono maledicono minacciano, che sbavano di rabbia e di rancore, che odiano di un odio che si potrebbe definire religioso se non fosse in realtà un più modesto impeto superstizioso. In maggioranza, però, le persone sono buone. Sono pronte all’ascolto, impegnate nella raccolta differenziata, attente a non sprecare acqua, coscienziose nell’uso dell’automobile (averne una elettrica è sogno prevalente). Sono persone che firmano le petizioni per l’abolizione della pena di morte e dell’infibulazione, pratiche barbare da relegare tra le pessime eredità di un deprecabile passato. Non hanno niente contro la circoncisione, che è una doverosa pratica religiosa.

Breve digressione: Gesù fu circonciso, come vuole la legge ebraica, otto giorni dopo la nascita ed ecco perché tutto il mondo festeggia il capodanno. L’anno inizia il 1° gennaio per celebrare la circoncisione del figlio adottivo di Giuseppe. In un sussulto di quasi vergogna, il Concilio Vaticano II cambiò nel 1963 la dicitura della festa intitolandola a Maria Santissima Madre di Dio. Seguendo la collaudata tradizione dei preti, la lettura del Vangelo è rimasta quella di Luca che racconta la circoncisione del figlio di Dio. Insomma, sui calendari la Chiesa festeggia la Madonna mentre la liturgia è rimasta quella relativa alla circoncisione. Secoli fa, la Chiesa decise che l’anno dovesse cominciare con il taglio del prepuzio divino e così tutti hanno accettato il nuovo calendario. Presi dai botti di Capodanno, i festosi abitanti della Terra civilizzata (si fa per dire) non sanno cosa in realtà festeggino. E questo è un altro dato diffuso tra i buoni responsabili pacifici che espongono la bandiera della pace e applaudono ai gay prider: sono inconsapevoli non sanno sono ignoranti e in ciò non si distinguono dai cattivi odiatori seminatori di violenza.

La realtà, dunque, di queste masse superstiziose appecoronate ignoranti che vanno in sollucchero per il travestito che si esibisce in tv, che ridono alla gag di uno showman pagato a peso d’oro, che godono alla vista della starlette scosciata, che amano i bei corpi maschili e/o femminili delle pubblicità dei profumi, queste masse che basta poco per dirigerle dovunque si voglia, che saltano fanno capriole piroettano sgambettando, che credono negli Ufo e nell’oroscopo, che comprano cibi delicati per gli animali di casa, ebbene la realtà di tutti loro è distante, molto distante, dalla realtà vera.

Nel mondo, quello reale, contiamo in questo momento circa 360 conflitti, dei quali 22 guerre ad “alta intensità”, come vengono definite da chi di guerra ci capisce. Guerre che ogni tanto fanno capolino nei tg e sulla carta stampata per poi essere subito sepolte sotto panettoni, colombe, zeppole di carnevale, meloni agostani. Che vengono cancellate dalla lite tra la soubrette e il goleador, dall’ultimo scandalo di Sanremo, dalla performance scatenatrice di polemiche di questo o di quel cantante, dallo scontro a maleparole tra vecchie prepotenti presuntuose miliardarie dive dell’infotainment.

Mentre i buoni disciplinati obbedienti pacifici consumatori di sapone ecologico fanno la spesa scrutando le etichette a caccia del glutine dell’olio di palma dei grassi idrogenati, che valutano le quantità di zucchero di sale di solfiti, mentre tutti costoro percorrono i corridoi del supermercato quasi fossero sentieri della giungla dalle mille insidie, in Yemen (ma dove sta?), in Siria (la so, è vicina a Israele), in Sud Sudan (è lo stesso del film “Karthoum”?), nel Tigray (è una nazione nuova?), nella Striscia di Gaza (so pure questa, è vicina a Israele)… muoiono ogni giorno vecchi donne bambini (in numero maggiore dei combattenti come succede da quando gli americani hanno inventato i bombardamenti a tappeto e usato il napalm in Vietnam). Milioni di profughi formano lunghe linee di sofferenza e fame e sete attraverso deserti e foreste, savane e macerie.

Gli sfollati si contano in circa 100 milioni e quasi 250 milioni hanno bisogno di aiuti definiti umanitari da quelle stesse nazioni che alimentano e armano le guerre. Nelle aree “delicate” imperversano compagnie militari private (spesso soltanto di nome), bande armate sanguinarie, milizie cosiddette volontarie, organizzazioni paramilitari che in gran parte fanno capo a multinazionali del petrolio del cobalto, delle terre rare, del litio e di tutti quei minerali (neodimio, praesodimio, niobio…) preziosi per le glorificate tecnologie pulite e per i preziosi cellulari.

Il buon teleutente che sorride di tenerezza alla vista di un cagnolino che zompetta tra poltrone e divani e che sta attaccato al telefono per essere sempre in contatto con il mondo (quello fasullo dei social e dei selfie), non sa quanti bambini sono morti per consentirgli di godere di una batteria di più lunga durata. Un istituto di ricerca (il Demopolis, citato nel Rapporto 2021 della Caritas) ha diffuso dati mortificanti a proposito degli studenti delle scuole superiori, di questi giovani orgoglio di mamma e papà per quante cose sanno sulle funzioni del telefonino e per l’abilità che hanno di digitare e volare da un pianeta all’altro sul tablet. A questi campioni tecnologici attenti alle mode e ai nuovi device è stato chiesto di citare almeno una guerra oggi in corso nel mondo. Circa il 50% ha saputo dare una risposta citando l’Afghanistan (probabilmente per il profluvio di film prodotti su quella guerra negli ultimi anni). Qualcuno ha anche citato la Siria, onnipresente sui media a causa del crudele dittatore da eliminare (così Israele spera di isolare e battere gli Hezbollah, gli unici combattenti che hanno costretto i carri armati con la stella a sei punte a fare marcia indietro). Da tenere presente che tutte le guerre si combattono in nome della democrazia, sfruttatissimo mitologema oggi arredato con la liberazione della donna.

E chest’è.

 

Lascia un commento

Questo sito utilizza i cookies. Se accetti o continui nella tua visita, consenti al loro utlizzo .

The cookie settings on this website are set to "allow cookies" to give you the best browsing experience possible. If you continue to use this website without changing your cookie settings or you click "Accept" below then you are consenting to this.

Close