QUIRINALE. Ma quant’è vanitoso Draghi? La risposta a breve

Non è una questione di numeri. Sulla carta, Silvio Berlusconi potrebbe anche averli, ma l’ingresso al Quirinale gli è comunque vietato. Che siano vere o false le accuse lanciategli contro nel corso di decenni, è evidente che all’estero la sua immagine è quella di un gaudente corruttore. Anche se questa repubblica e questa classe politica non sono propriamente un esempio di virtù teologali, Berlusconi presidente della Repubblica sarebbe l’ennesimo autogol per il tricolore. Un centrodestra compatto sulla candidatura del Cavaliere è difficile immaginarlo. Più probabile che ciascuna delle forze che lo compongono vada a contrattare i voti per un vantaggio immediato e anche come investimento per il prossimo futuro. Parlare di Berlusconi al Quirinale è una perdita di tempo.

L’altro nome che gira è quello dell’attuale presidente del Consiglio. Qui la faccenda è più delicata: Mario Draghi tiene stretti i cordoni della borsa, per cui spostarlo a Monte Cavallo significherebbe spesa libera per tutti. Se c’è un’azione nella quale il Parlamento è assai esperto è l’assalto alla diligenza. Ogni parlamentare degno di questo nome deve portare a casa e nel collegio elettorale una parte di bottino. Le causali sono sempre nobili: un ospedale, un ponte, un intervento strategico per il rilancio del territorio, un sostegno all’artigianato e via spendendo. I soldi non bastano mai e i costosissimi progetti si fermano nella prima fase di realizzazione: il ponte resta a metà e per l’ospedale mancano personale e attrezzature. Il territorio assorbe i finanziamenti come le spugne l’acqua e ricomincia la litania delle promesse fino alla prossima diligenza.

Stavolta c’è una montagna di soldi e le diligenze sono frequenti e piene come uova. L’unico in grado di ridurre allo stretto necessario i “prelievi politici” è l’ex governatore della Banca centrale europea, che, ricordiamolo, ha battuto a braccio di ferro perfino i fortissimi tedeschi.

Dal Colle non riuscirebbe a proteggere le diligenze, ma siederebbe sulla poltrona più prestigiosa d’Italia e la cosa lo solletica, tant’è che si mantiene nel vago. La domanda da farsi è perciò: è più grande la vanità di essere l’unico riformatore a riuscire nel compito oppure quella di andarsi a godere i fasti quirinalizi come traguardo di un folgorante curriculum?

Il vecchio cronista non conosce Draghi, ma immagina che, se porta a termine il compito, se approda in Parlamento con una propria forza e se riesce a far varare la riforma costituzionale dando vita alla repubblica presidenziale, potrà salire al Colle a coronamento di una vita spesa bene.

E Sergio Mattarella? Gli tocca restare un altro po’, come ha dovuto fare Giorgio Napolitano prima di lui.

Lascia un commento

Questo sito utilizza i cookies. Se accetti o continui nella tua visita, consenti al loro utlizzo .

The cookie settings on this website are set to "allow cookies" to give you the best browsing experience possible. If you continue to use this website without changing your cookie settings or you click "Accept" below then you are consenting to this.

Close