L’imperativo categorico di oggi è: Credere e obbedire

«Credere, obbedire, combattere è da considerare l’imperativo categorico fascista teso a esprimere il disprezzo assoluto per la democrazia rappresentativa». Così scriveva in un libro sul Fascismo il politologo Giorgio Galli scomparso esattamente un anno fa.

Oggi i governativi impongono di credere e di obbedire. E impediscono di combattere ai soliti scavezzacolli indisciplinati.

Il disprezzo assoluto per la democrazia rappresentativa, che tanto scandalizzava Galli, non è un’esclusiva degli uomini in camicia nera. Facendo il riassunto delle puntate precedenti, sono anni che i governi sono di nomina presidenziale. Sia al Quirinale che nei luoghi di potere (occulti e non) le elezioni sono giudicate una sciagura. Gli elettori si fanno facilmente ingannare da imbonitori che cianciano di sovranismo, che solleticano le parti bassoventrali, che esaltano la giustizia di piazza e via declamando. Gli elettori danno il voto a movimenti chiassosi e confusionari ignorando gli accorati appelli dei vecchi professionisti impegnati nel rinnovamento delle vecchie sigle. L’occhiuto criticone potrebbe correggere ricordando che la Lega, per esempio, è un partito più vecchio del Pd, ma la sua sarebbe una correzione ispirata dall’amore per le vecchie bandiere. Palmiro Togliatti, il segretario del Partito comunista italiano che amava farsi chiamare “il Migliore”, portava il distintivo con la bandiera rossa dalla quale spuntava un lembo di tricolore. I camuffamenti sono una lunga tradizione per certuni mentre i trasformismi lo sono per altri. Sta di fatto che la cosiddetta classe politica si è suicidata nel momento in cui ha “scelto” di dare il timone in mano ai “tecnici”. C’è una speranza di resurrezione, adesso; sicché non si vota perché bisogna prima convincere gli elettori a cambiare voto.

L’arrivo del coronavirus è stato un autentico intervento divino: grazie all’emergenza sanitaria, i governativi hanno blindato le poltrone. La lotta contro la malattia che paralizza il mondo è servita a sperimentare nuovi farmaci. Ancora non c’è un vaccino degno di questo nome. Quando un vaccino è serio, basta una dose (a volte con un richiamo) e il vaiolo, la peste, la poliomelite… tutte le dannazioni epidemiche del passato sono sparite e non fanno più vittime. Con questi cosiddetti vaccini, la gente si ammala lo stesso. I vaccinati sono più pericolosi dei tamponati. Non si rischia andando a cena con una donna che si è tamponata da poche ore e ci si può infettare, invece, baciando una donna vaccinata mesi fa. I superpassaporti e gli arresti domiciliari, le mascherine al bar e le discoteche sbarrate… i rimedi che i governativi/sanitari inventano di volta in volta non possono nascondere la realtà: il vaccino ancora non c’è e i medicinali per curarsi ancora non ci sono.

La paura, anzi il terrore, è quotidianamente instillato nella gente dai media. Se qualcuno in televisione fa il bastian contrario, è immediatamente bandito. Non ci sono giornalisti che raccontano come stiano effettivamente le cose. Credere: la gente deve avere cieca e assoluta fiducia nei governativi. Obbedire: la gente deve eseguire gli ordini con disciplina e convinzione. Non combattere: nessuno si azzardi a contraddire i governativi, pena la fucilazione mediatica (denunce penali e multe a parte).

Le prossime elezioni saranno un’allegra scampagnata per elettori ed eletti, all’insegna di quanto siamo stati bravi noi del governo e quanto siete stati bravi voi della popolazione. Evviva.

 

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