Le chiese sanno che il futuro dell’Europa è nel Mediterraneo

Papa Francesco ha insistito sul dialogo nell’incontro con l’arcivescovo di Cipro Chrysostomos II, davanti al Santo Sinodo ortodosso nella Cattedrale di San Giovanni Teologo a Nicosia. Il papa ha anche ricordato il lavoro comune nella Commissione mista internazionale per il Dialogo teologico tra la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa. Non permettiamo – ha detto – che le tradizioni, al plurale e con la “t” minuscola, tendano a prevalere sulla Tradizione, al singolare e con la “T” maiuscola. Se lasciamo da parte teorie astratte e lavoriamo insieme fianco a fianco, ad esempio nella carità, nell’educazione, nella promozione della dignità umana, riscopriremo il fratello e la comunione maturerà da sé, a lode di Dio. Ognuno manterrà i propri modi e il proprio stile, ma con il tempo il lavoro congiunto accrescerà la concordia e si mostrerà fecondo. In «secoli di divisione e distanze», ha aggiunto, si sono accumulati «non pochi pregiudizi ostili nei riguardi degli altri, preconcetti basati spesso su informazioni scarse e distorte, divulgate da una letteratura aggressiva e polemica». La Chiesa di Roma prosegue la marcia verso l’unità dei cristiani. È una strategia che viene da lontano e che guarda lontano. In futuro, le diverse chiese dovranno presentarsi con una sola faccia per affrontare al meglio una umanità sempre più lontana dalle fedi religiose. È un percorso che presto dovrà cominciare a fare anche l’Islam.

Papa Francesco ha dichiarato apertamente perché è andato a Cipro. L’arcivescovo Chrysostomos II ha sottolineato che le radici cristiane dell’Europa, «e quindi anche le sue fonti spirituali, si trovano proprio qui a Cipro», ma ha poi espresso il motivo principale per il quale il vescovo di Roma è stato accolto nel Sinodo. L’arcivescovo ortodosso cipriota ha denunciato ad alta voce che è dal 1974, cioè da quando «la Turchia ci ha ferocemente attaccati e ha sequestrato il 38% della nostra patria con la forza delle armi», che è stato attuato «un piano di pulizia etnica», con l’espulsione di 200 mila abitanti cristiani per sostituirli «con più del doppio dei coloni che sono arrivati dalle profondità dell’Anatolia». Dopo aver ribadito di credere «fermamente nella risoluzione pacifica dei nostri disaccordi, siano essi di natura civile o religiosa», Chrysostomos II ha ricordato il dialogo avviato anche con i musulmani del Medio Oriente. L’obiettivo strategico dell’unità include, pertanto, l’obiettivo cipriota di liberazione dall’occupazione turca.

Magistralmente il patriarca di Gerusalemme dei Latini Pierbattista Pizzaballa ha inserito un passaggio fondamentale: «Il futuro dell’Europa, ha detto, si decide nel Mediterraneo, dove non passano solo le fonti di energia e di ricchezza, ma anche le risorse umane, persone e popolazioni, con le quali ci si dovrà confrontare». Ed ha spiegato: «…non ci sarà sviluppo, né futuro» senza queste risorse umane, aggiungendo che sono i modelli sociali, economici e di sviluppo che «richiedono un ripensamento». È vero, ha concluso il patriarca, che la Chiesa, non è in grado «di influire su questi enormi processi, ma può dare ascolto alla voce di queste persone, dare loro un volto e un nome». I generali lavorano per la riunificazione mentre i colonnelli si occupano del reclutamento delle truppe e, dato fondamentale, tutti concordano sulla risolutiva presenza attiva dell’Europa.

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