KIRGHIZISTAN. Si vota: scontata la vittoria dei “patrioti” di Japarov

È un destino infame quello che colpisce quei Paesi che un tempo appartenevano (il verbo non è esagerato) all’Unione Sovietica e il Kirghizistan non fa eccezione. Le elezioni per il nuovo Parlamento, infatti, si svolgono mentre il presidente pigliatutto Sadyr Japarov (nella foto in basso) fa sapere di aver sventato addirittura un colpo di stato.

I 21 (ventuno) partiti, che sono in gara per 90 “onorevoli” cadreghe,  mostrano la solita frammentazione politico-partitica che caratterizza i Paesi fortemente squilibrati. L’Italia, per esempio, che il deus ex machina Draghi tiene sotto controllo, offre uno spettacolo altrettanto desolante. In tv vanno sempre i soliti Pd, Lega, Cinquestelle, Fratelli d’Italia, ma i partiti che siedono alla Camera sono una quindicina. Meglio fare un elenco per i distratti: Coraggio Italia (23 deputati), Forza Italia-Berlusconi presidente (78), Fratelli d’Italia (37), Italia Viva (27), Lega-Salvini premier (133), Liberi e Uguali (12), Movimento 5 stelle (159), Partito democratico (94), Alternativa (15), Azione+Europa-Radicali italiani (3), Centro democratico (6), Maie-Psi-Facciamoeco (8), Minoranze linguistiche (4), Noi con l’Italia-Usei-Rinascimento Adc (5). Ci sono, poi, 25 deputati non iscritti ad alcun gruppo che sono, diciamo così, in piazza per una collocazione. Data la fantasia che caratterizza la cosiddetta classe politica italiana, è probabile che mentre scriviamo alla Camera stiano registrando una nuova “componente” e/o il passaggio di deputati da una parte all’altra.

Il Kirghizistan ha la giustificazione di essere un Paese che negli ultimi decenni ha dovuto più volte cambiare faccia. Per circa 30 anni l’ex Repubblica Socialista Sovietica Kirghisa ha dovuto affrontare le tensioni etniche che il comunismo aveva coperto con la collaudata cappa di piombo. La Repubblica è passata da un governo all’altro e da un leader “carismatico” all’altro. Anche qui ritroviamo un parallelo con l’Italia, che fra capi variamente popolari o ipocritamente definiti tecnici (Veltroni, Bossi, Ciampi, Amato, Berlusconi, Monti, Salvini… fino a Draghi) è passata da un governo all’altro con la facilità con la quale una starlette transita dalle braccia di un produttore/protettore all’altro.

Manco a dire, i sondaggi danno la maggioranza al presidente in carica che i media tutti definiscono “amato dal popolo” e che è l’indiscusso capo del partito da lui fondato “Mekenchil” (letteralmente “Patriottico”). Va ricordato che Japarov è arrivato in cima dopo violenti scontri di piazza all’indomani delle parlamentari dello scorso anno e che è ha fatto approvare una riforma per cui oggi il Kirghizistan da parlamentare è diventato una repubblica presidenziale.

I rapporti con la Russia sono influenzati dal fatto che dei 6 milioni e passa di abitanti circa 800 mila lavorano lì, per cui il 31% del Pil è costituito dalle rimesse degli emigranti. E anche qui viene spontaneo il parallelo con l’Italia dove il Sud è campato per decenni grazie ai soldi che gli emigrati spedivano alle famiglie. Niente da meravigliarsi se il russo è lingua ufficiale dopo il kirghiso e prima dell’uzbeco.

Un dato da tener presente ha che fare con un grande Paese confinante e cioè la Repubblica Popolare Cinese.

Altro destino altrettanto infame dei Paesi dominati dal Partito comunista è di autoproclamarsi “popolari”. Stasera i risultati elettorali kirghisi.

 

 

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