COP26. Abbiamo tagliato i nostri alberi, voialtri non potete

No alla deforestazione! Salviamo le foreste! I leader politici di più di cento Paesi a Glasgow si sono messi d’accordo e si sono impegnati a fermare il taglio degli alberi entro il 2030. A conti fatti, COP26 è un totale “vorrei ma non posso”. Un vertice impastato di gretinismo e oscurantismo, giacché è prassi degli oscurantisti starsene abbarbicati a vecchi scranni mentre urlano contro le novità. Invece di accelerare i programmi spaziali per andare a colonizzare altri pianeti, si stilano proclami per il sottosviluppo felice. Per di più, questi imbonitori da fiera si tengono ben stretto il portafoglio. Un terzo del mondo, cioè il cosiddetto Occidente, vuole salvare la Terra fermando la crescita dei due terzi rimasti indietro. Ci sarebbe una soluzione globale ma costa quattrini e perciò si sceglie la via della propaganda gretina.

Quanto contribuisce in termini di sviluppo economico la deforestazione, per esempio, dell’Amazzonia alle nove nazioni sulle quali si estende? Il legname e la riconversione agricola, le risorse minerarie e quelle medicinali (cocaina, chinino etc.) quanto valgono in soldoni? Bene, una commissione internazionale stabilisca una cifra e le nazioni ricche (le più strillone in difesa del “polmone del mondo”) s’impegnino a pagare ogni anno al Brasile e agli altri l’equivalente degli alberi risparmiati. Se la ricchezza del Brasile (il Paese maggiormente occupato dalla foresta pluviale amazzonica) sono gli alberi, è ovvio che se ne servi. Per farlo crescere senza toccare la foresta, qualcuno deve rimborsarlo.

Pretendere la salvaguardia delle foreste senza sborsare soldi è soltanto una ginnastica retorica. A parte il fatto che la deforestazione non è il problema principale in questo momento, ma è il carbone, un bel segnale di impegno serio sarebbe il “riscatto” pagato per ogni albero non abbattuto. La strada intrapresa, cioè quella dei divieti, delle imposizioni (abbiamo già le guerre umanitarie; avremo anche le guerre pro vegetali e poi le guerre pro gorilla e poi… finché le nazioni ricche avranno aerei e bombe una guerra sarà sempre la via meno costosa) è la più comoda. Torme di ragazzotti ignoranti vogliono la salvezza del mondo mentre si fanno i selfie e digitano messaggi, indossando scarpe e magliette fabbricate da minorenni schiavizzati, avendo nella loro cameretta autentici mobili di legno (la plastica fa schifo, ovvio) e di contraddizione in contraddizione vegetano soddisfatti per aver partecipato alla marcia gretina.

L’Amazzonia perde migliaia di kmq di foresta ogni anno e l’Occidente ricco cosa fa? Mette il cartello vietato tagliare. La vecchia puttana se l’è goduta alla grande e adesso impone la castità alla giovane illudendosi che lei non scavalchi di nascosto i cancelli. È proprio roba da gretini!

 

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