SQUID GAME NELLO SPAZIO. L’Italia forte si chiama Vega

C’è chi perde tempo in inutili dibattiti. Non ha un reale potere di intervento e non va nemmeno a votare. È soddisfatto di inveire, offendere, minacciare sui social. Conta sullo pseudonimato, ma invano. Quando a qualcuno fa comodo gridare “al lupo!”, arrivano le guardie che sequestrano e ammanettano. Chi spreca energia in scontri senza costrutto è anche un ignorante, nel senso che non conosce la forza repressiva di questa repubblica democratica. Come in “Squid Game” si rischia e si combatte così non fanno quelli che imprecano sulla tastiera. A livello europeo, però, non sono tutti degli scombinati. Ci sono anche persone che preparano il futuro. Lo fanno per quattrini? per prestigio? per ambizioni personali? È ininfluente. Sono i risultati che vanno considerati. Il vettore europeo “Vega”, lanciato dalla base spaziale di Kourou nella Guyana francese, ha posizionato nello spazio altri tre satelliti. Si tratta di aggeggi strategici che contribuiscono – insieme con gli altri già al lavoro da tempo – allo sviluppo europeo di una propria strada di accesso allo spazio. La competizione mortale di “Squid Game” nella realtà è ancora più terribile, ma i concionatori di pinzillacchere nemmeno se ne accorgono. Anzi, non sanno neppure che l’Europa di adesso (quella dei bottegai, dei rapinatori di sovranità e bla-bla-bla) sta portando sé stessa verso l’Europa che molti sognano.

Il vettore “Vega” (progettato, sviluppato e costruito da Avio, l’azienda aerospaziale che è leader nella propulsione spaziale) ha posizionato in orbita tre satelliti francesi, che voleranno in formazione, serviranno per l’intelligence elettronica e saranno in grado di mappare centri di comunicazione e radar. I satelliti sono stati costruiti su ordinazione del ministero della Difesa francese e questo fa pensare che Parigi potrà decidere se e quando condividere i dati con gli altri Paesi Ue. È certo che svolgono una funzione “alternativa” a quella statunitense. Alleanza non vuol dire servitù come sono soliti tradurla gli “statisti” italiani.

Avio sta pensando al debutto del vettore di nuova generazione “Vega C”, previsto nel primo trimestre del prossimo anno (praticamente tra qualche mese). Nel gioco mondiale per la conquista dello spazio, la competizione è molto forte e molti in Europa si stanno preparando. Anche l’Italia, grazie ad aziende di alto livello (dove i politicanti non c’entrano granché), partecipa a pieno diritto. Speriamo che non venga in mente a qualche magistrato assatanato di celebrità di aprire una qualche indagine sulla “regolarità” di appalti e forniture. Pare sia una maledizione: se un’azienda italiana vince una gara in Nigeria, per esempio, arriva il magistrato che denuncia atti di corruzione (bustarelle, regali etc.) e fa vincere un’azienda straniera concorrente (che pure è stata “generosa” con il committente, perché chi non è “generoso” è sconfitto in partenza).

Hwang, il creatore di “Squid Game”, ha preso spunto dai giochi che faceva da ragazzino: «Per vincere – ricorda – bisognava combattere». La lotta non la si può evitare. Sbaglia chi crede che per vivere in santa pace sia sufficiente starsene da parte. Hwang ha dichiarato: «Stiamo tutti lottando per la nostra vita in una realtà basata sulla disuguaglianza». Un regista sudcoreano deve spiegare agli eredi di Machiavelli e di Colleoni la regola fondamentale della vita? Meno male che l’Europa c’è.

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