BERLUSCONI. Sansonetti lo vorrebbe al Quirinale. Chissà perché

I fedelissimi stanno preparando la candidatura di Silvio Berlusconi alla presidenza della Repubblica. È un cosa seria? A parte il fatto che questo Parlamento più le Regioni sono a maggioranza schiacciante antiberlusconisti senza se e senza ma, c’è in gioco la faccia dell’Italia all’estero. È vero che oltreconfine e oltreoceano sono abituati ormai alle cazzate giudiziarie italiane. Quando un Paese processa per mafia un pluri-presidente del Consiglio, pluri-ministro e politico noto a livello internazionale (per i distratti: Giulio Andreotti) e fa morire in esilio il più grande rappresentante della sinistra non-comunista dai tempi di Benito Mussolini (per i soliti: Bettino Craxi) già presidente del Consiglio, presidente del Consiglio europeo, deputato ed europarlamentare, segretario del Partito socialista italiano, è ovvio che all’estero l’Italia si confermi l’opinione che sia terra di Pulcinella, di pizzettari e mandolinari. Qualunque fatto possa accadere, all’estero sono preparati. Un presidente del Consiglio (Romano Prodi) fa le sedute spiritiche? Un presidente della Repubblica (Giorgio Napolitano) viene intercettato? Embè? Faccende di ordinaria amministrazione: è l’Italia, non c’è da meravigliarsi nemmeno un po’.

Tornando alla candidatura dell’ex Cavaliere (pure questo gli è toccato!) è ovvio che per l’Italia sarebbe cosa malefica. Ma come? un politico gaudente e canterino, corrotto e corruttore, indagato per una serie infinita di reati, che passa ore in sala trucco, che porta scarpe con i tacchi… e chi più ne ha, più ne metta… quest’uomo, dunque, salirebbe al Sommo Colle? Che vergogna!

Scontato che per il tycoon di Arcore la salita di Monte Cavallo è troppo ripida, ci si deve chiedere come mai stanno avanzando la sua candidatura. Una spiegazione forse la troviamo nella posizione di Piero Sansonetti, compagno della sinistra (qualcuno se lo, ricorda dai tempi del Sessantotto) e giornalista di vaglia, il quale è intervenuto (intervista su il Giornale.it) sostenendo che la poltrona quirinalizia sarebbe un doveroso risarcimento per una lunga persecuzione giudiziaria. Sansonetti è ottimista: crede che la persecuzione sia finita. Non ha idea della fantasia dei magistrati incardinati sul “non poteva non sapere” nonché addestratissimi disegnatori di macchinose teorie giudiziarie. Volete che da qui al febbraio del prossimo anno (quando i Grandi Elettori saranno chiamati a votare per il successore di Sergio Mattarella, che potrebbe anche essere lui stesso) non venga fuori una starlette che denunci il dottor Berlusconi per averle messo le mani addosso? o un pentito (modo di dire fuorviante) che non testimoni sull’incontro tra Totò Riina, Andreotti, Craxi e Berlusconi? Le ipotesi possibili sono tantissime ed è addirittura possibile che le nuove accuse arrivino da procure che non siano le solite in modo da fornire un alibi ai persecutori abituali.

Sansonetti fa presente che l’imputato nazionale per eccellenza ha subito 60 processi (e sessanta assoluzioni) per cui è la prova che qualcosa non funziona come dovrebbe nel nostro sistema giudiziario. Bella scoperta! Per non essere accusato di essere di parte, Sansonetti ha citato anche il caso di Antonio Bassolino, comunista, deputato, già ministro del Lavoro, sindaco di Napoli e presidente della Regione Campania, il quale è stato processato diciannove volte e 19 volte assolto.

E quindi? Potrebbe intervenire il capo dello Stato nella sua veste di presidente del Consiglio superiore della magistratura, ma la carica è formale (grazie alla Costituzione più bella del mondo), il comando effettivo ce l’ha sempre avuto il vice-presidente (che essendo un politico è meglio che non smuova le acque per non essere la prima vittima). I referendum? Anche se passassero indenni sotto la mannaia della Corte Costituzionale, l’applicazione del dettato referendario non è detto che rispecchierebbe la volontà dell’elettore (ricordate il referendum che abolì il ministero dell’Agricoltura?) e, comunque, ci sarebbe sempre tempo per una leggina che ne svuotasse la portata.

Due parole su Sansonetti. È un giornalista che s’è fatto le ossa all’Unità, quotidiano del Pci, ha diretto Liberazione, quotidiano di Rifondazione comunista, ed è oggi direttore del Riformista. Compagno di provata fede, come si diceva una volta, è già stato accusato una dozzina d’anni fa di essere un utile idiota, un collaborazionista del Cavaliere. Questa nuova uscita non farà che confermare le accuse di allora. Quindi? Sansonetti ha senz’altro una strategia e tocca aspettare per conoscerla.

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