La Tv fa spazio al telefonino: tutti incassano, il teleutente paga

È cominciata la transizione verso il DVBT/MPEG4, il nuovo sistema di codifica per le trasmissioni televisive. Dettagli tecnici a parte, al fondo c’è il passaggio alla connettività mobile del 5G per il quale sono indispensabili le frequenze dei 700 megahertz, attualmente occupate dalle emittenti tv. Bisogna lasciare libere queste frequenze in modo da avere il massimo di copertura in banda larga per i telefonini. È una decisione presa a livello europeo nel 2017 e che ha posto il 2023 come termine ultimo per il passaggio al nuovo sistema. Intanto, lo Stato ha venduto le frequenze a 700 MHz per 6 miliardi di euro e mezzo. Un bell’affare, anche se, a conti fatti, la cifra è irrisoria per gli operatori telefonici che “lavorano” poco e guadagnano molto (TIM. Guasto alla centralina: 7 giorni senza telefono)

Da come stanno le cose qui da noi, sarà improbabile la fine della transizione per la data prevista. Deroghe e proroghe sono abitudini nazionali che nemmeno la Ue ha forza sufficiente ad evitarle. Secondo ciò che dicono gli esperti (in genere sono del tipo “metti moneta, vedi cammello”) per i televisori acquistati dal 2017 in poi non ci sono problemi, mentre per i più vecchi (e se contano circa 17 milioni) sarà necessario un apposito decoder. Una cosa, però, è già stata accertata: i fortunati con accesso ai “nuovi” canali non vedono nessun miglioramento nella qualità video e questo perché nello spazio (chiediamo venia agli esperti che conoscono i termini appropriati) che prima occupava un canale adesso ce ne stanno due o tre; la bassa risoluzione, come indica l’aggettivo, non è adatta all’alta risoluzione.

Per mostrare impegno civico, il governo Draghi, tramite il ministero dello Sviluppo economico, ha lanciato una campagna di sostegno sia per l’acquisto del decoder che per la rottamazione del vecchio televisore e l’acquisto del nuovo. Le cifre che compaiono sul sito dell’Agenzia delle Entrate non sono incoraggianti: circa 250 mila contributi a valere sul Bonus rottamazione per l’acquisto di televisori e circa 45 mila contributi del precedente Bonus tv-decoder, rimasto in vigore e cumulabile con il Bonus rottamazione.

A fronte dei circa 17 milioni di televisori da buttare, si contano in poche centinaia di migliaia i teleutenti che hanno aderito all’iniziativa ministerial-governativa. Come mai? L’assenteismo alle elezioni si traduce anche in altri settori? Pare proprio di sì. Se la metà (o, come nei recenti ballottaggi per i sindaci, meno della metà) degli aventi diritto al voto si presenta ai seggi perché “tanto i politici fanno come gli pare e non mantengono mai gli impegni”, la maggioranza dei teleutenti aventi diritto al Bonus decoder (cioè quelli con ISEE inferiore a 20mila euro) non lo chiede perché si tratta di una trentina di euro e perché la trafila burocratica da seguire è faticosa. Per il bonus rottamazione non ci sono i limiti di ISEE: si tratta di uno sconto del 20% sul prezzo di acquisto, fino a un importo massimo di 100 euro.

Aspettiamo Natale per contare i decoder e i televisori venduti.

Le aziende sentitamente ringraziano, mentre milioni di teleutenti imprecano (ma nessuno se li fila).

 

 

Lascia un commento

Questo sito utilizza i cookies. Se accetti o continui nella tua visita, consenti al loro utlizzo .

The cookie settings on this website are set to "allow cookies" to give you the best browsing experience possible. If you continue to use this website without changing your cookie settings or you click "Accept" below then you are consenting to this.

Close