Lei conserva la linea fissa così dà quel numero alle persone con le quali non intende parlare

TIM. Guasto alla centralina: 7 giorni senza telefono

Rocca Imperiale Marina, martedì 19 ottobre, Internet se ne va. Fatte le solite makumbe: accendi/spegni modem, riavvio pc, cavi controllati alle uscite e alle entrate, ricorro al 187. E comincia la piccola odissea. Per prima cosa devi sorbirti la pubblicità, poi devi fare tutto tu: l’interlocutore-robot propone opzioni e tu premi il tasto che credi sia quello giusto. Il robot conferma di aver ricevuto la segnalazione. Tutto qui? Richiamo il 187. Ripeto la trafila del digita 1 e digita 2, ma stavolta digito un altro tasto (il 9) e la voce sintetica mi dice che a breve mi risponderà un operatore dall’Italia. Dopo qualche minuto, risponde una persona vera: evviva! Gli racconto il fatto e lui mi mette in attesa per i controlli di routine. Aspetto qualche minuto e lui mi dice che in effetti c’è un guasto sulla linea e che i tempi tecnici sono di 3/4 giorni. Protesto perché io con internet ci campo (non è vero ma se non aggiorno questo internettuale perdo pure quei pochi click che ho) e non posso stare isolato dal mondo per tutto quel tempo. Gentilissimo, l’operatore mi dice che aggiungerà una nota alla segnalazione. Tocca aspettare.

Il giorno dopo, richiamo il 187. La mia segnalazione è stata già registrata e sarò avvertito quando potrò ricollegarmi. Il fatto è che se arrivo a venerdì senza internet, se ne parlerà la settimana dopo. La sera di giovedì richiamo. Faccio la sequenza di tasti per parlare con un essere umano. Ci riesco. L’operatore mi assicura che stanno lavorando sulla linea e mi chiede il numero del cellulare in modo da potermi avvertire appena il guasto sarà riparato. Evviva. Sabato 23 alle 17,40 mi arriva un messaggio da Tim-tecnico sul cellulare: «La informiamo che i nostri tecnici hanno riparato il guasto generalizzato presente nella sua zona». Riattivo il modem e vado al pc. Niente da fare. Internet è assente. Chiamo il 187, parlo con un operatore, il quale, dopo aver verificato chi sono, mi spiega tra lo scocciato e il paternalistico che la linea c’è e che è il mio modem ad essere guasto. Se è un modem Tim, aggiunge, le facciamo recapitare un modem nuovo la prossima settimana. Dico grazie e aspetterò il modem.

Domenica mattina mi sveglio con l’idea che non valga la pena aspettare, meglio comprare subito un nuovo modem al centro commerciale, per cui aspetto che si faccia un’ora decente (almeno le 9) e inganno l’attesa ripescando il vecchio modem Telecom che avevo messo da parte. Lo provo, si accendono un po’ di lucette ma la lucetta di Internet resta spenta. Mi viene il dubbio che il modem non c’entri per niente. Alle 8 chiamo un tecnico che opera in paese e gli chiedo come fare per avere subito un modem. Mi risponde che è inutile, perché il guasto non è stato affatto riparato. La faccenda è più grave del previsto. Tocca aspettare.

Ringrazio e mi scuso per averlo scocciato di domenica. Mi sento un po’ preso in giro. Per le aziende come la Tim, noi siamo tacchini da spolpare. Le offerte straordinarie, gli amichevoli spot tv e i gentili messaggi telefonici ci danno l’impressione di contare. Molte persone – immagino – a cominciare da quelle che hanno per compagnia cani, gatti e canarini, si sentono assai gratificate da sms et similia “personalizzati. Alzo il telefono per richiamare il 187, ma l’apparecchio resta muto. Adesso non ho nemmeno la normale linea telefonica.

Mi arrabbio, prendo il telefonino e chiamo il 187. Sì, è vero – mi dice un operatore – i tecnici si metteranno al lavoro lunedì mattina. Sarò avvertito quando la linea rifunzionerà.

Mercoledì, dopo sette giorni, squilla il telefono fisso. È il tecnico della Tim che avevo chiamato domenica: mi dice che tutto è a posto. Accendo il modem e tutto fila liscio. Chiamo il commerciale della Tim per avere un minimo di rimborso. L’operatrice, gentilissima, fa i controlli di routine e mi annuncia che tra una ventina di giorni sarò contattato dall’ufficio per quantificare il danno. La piccola Odissea non è finita.

Due questioni emergono. La prima è che un’azienda come la Tim non dovrebbe conoscere nemmeno la parola week-end. Non è possibile che i tecnici non lavorino nel fine settimana. È vero che anche i preti aprono e chiudono le chiese seguendo gli stessi orari dei supermercati, ma un servizio pubblico (azienda privata che svolge una funzione pubblica) dovrebbe essere assicurato 7 giorni su 7 e h24.

L’altra è una domanda razzista. Eccola: se fosse saltata una centralina a Milano, l’avrebbero riparata di corsa oppure sarebbe passata una settimana? Il sospetto che un paesino calabrese non “valga” la spesa di un intervento tempestivo è forte. Qualche paesano con il telefono muto non fa notizia nemmeno per quelle trasmissioni che trasformano una pietruzza in una slavina.

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