Democrazia italiana? Ma va’ là!

Mettiamo le cose in chiaro: il governo di Mario Draghi è un governo democratico. Il presidente del Consiglio non è stato eletto dal popolo, ma questo che c’entra? È stato nominato da un capo di Stato, eletto sulla base di un accordo fra partiti, e votato da un Parlamento che da tempo è semplice esecutore di ordini di scuderia. I giochetti nel Palazzo consentono governi a geometria variabile, giusto per non offendere nessuno. La Lega si allea con i Cinquestelle con il beneplacito del Quirinale e si trova una testa di legno da mettere a capo dell’Esecutivo. Poi i complici scoprono di non essere compatibili e si separano. Dalle ceneri sorge un nuovo governo, stavolta con il sorridente beneplacito quirinalizio, quello di prima essendo stato un rospo da ingoiare. Il Pd si allea con i Cinquestelle lasciando la testa di legno sulla poltrona di presidente. Dopo un po’ anche questo mostriciattolo bicefalo (qui “testa” sta per cranio vuoto) va in agonia. Gli eletti dal popolo non vogliono le elezioni e non ci vuole la zingara per capirlo. C’è stata, fra una crisi e un’altra, una riforma che ha dimezzato il numero dei parlamentari, per cui la metà circa degli “eletti” che oggi s’accomodano sui cadreghini sa con matematica certezza che dovrà andare a posare il culo da qualche altra parte. Dell’altra metà, prevalgono quegli “eletti” che non saranno affatto ricandidati. La democrazia soffre? E perché? Il capo dello Stato getta sul tavolo da gioco il jolly vincente: ecco il deus ex machina che riporterà ordine e disciplina. Mario Draghi è persona di caratura internazionale. Nessuno lo nega. Le lodi si sprecano e già questo dovrebbe dimostrare che il calibro degli “altri” era buono per i tirassegno alle giostre.

La democrazia è salva perché c’è il consenso, stavolta entusiasta, del presidente della Repubblica; c’è il voto parlamentare, che sarebbe stato bulgaro se non fosse stata per la rampante Giorgia Meloni e qualche irriducibile comunista; c’è l’applauso dei media e, soprattutto, c’è la complicità di Bruxelles che di Draghi si fida.

Il Parlamento è illegale? Sta in piedi con le vecchie regole cancellate dalle nuove? Chi lo dice? Un qualche costituzionalista? Un politicante ospite coccolato dei salotti tv? Un commentatore straniero di nome ma oramai embedded come tanti altri opinionisti casalinghi? Nessuno strilla che questo è un Parlamento diventato illegale da quando una legge ne ha “inventato” un altro più “leggero”.

La democrazia assicura a tutti il diritto di parola, per cui se nessuno protesta (tranne qualche mestatore fuori dal coro e fuori dalle tv) significa che il consenso democratico è democraticamente sottolineato dal democratico silenzio degli aventi diritto (la metà dei quali comunque ha perso il vizio di votare) e democraticamente benedetto dall’inquilino di Monte Cavallo.

Qualcuno non è convinto? Ecco la prova regina: il governo Draghi e il Parlamento e il Quirinale sono d’accordo che non si può varare una legge per obbligare tutti cittadini, di qualsiasi età, sesso, religione, a vaccinarsi. Democraticamente i tre soggetti (se fossero soltanto due il paragone con il gatto e la volpe di Pinocchio sarebbe azzeccatissimo, ma di trinità ci vengono in mente quella cattolica, la Trimurti… insomma niente di paragonabile) hanno deciso che viviamo in una società democratica retta da eletti (beh, non tutti, ma nessuno è perfetto) dal popolo e regolata dalla Costituzione più bella del mondo. Nessun obbligo di vaccinazione, dunque.

I soliti criticoni dicono che è tutto un trucco, perché se vuoi andare in trattoria, al cinema, a teatro, in ospedale… se vuoi avere una vita sociale normale (aggettivo ambiguo e ce ne scusiamo con l’arcipelago Lbgtq) devi avere il passaporto sanitario che si ottiene soltanto con la vaccinazione.

Non c’è nessun trucco. È la prassi abituale di questa democrazia che campa sul non-voto: ciò che si teorizza non c’entra con ciò che si pratica. Il fatto che ci sia un Costituzione scritta ed una materiale (tanto per dirne una: il premier sulla Carta non c’è) è il più bell’esempio che la chiave di questa democrazia sia l’ipocrisia. È poco? Volete dire che contano di più gli altri vizi? Che è più grave la corruzione? che gli appalti truccati sono ben peggiori? che i fascisti sono una piaga da eliminare?… l’elenco dei vizi di questa società democratica è sterminato. All’apparenza, ma soltanto all’apparenza, l’ipocrisia non è un grande male. Pensateci bene. Guardatevi intorno. L’ipocrisia è la madre di tutti i guasti. Essa accomuna tutti, dal commerciante all’opinionista, dal professore alla badante. Se la democrazia artefatta, la democratura, vince in Italia è perché vince l’ipocrisia. Gli altri guasti seguono, incluso un Parlamento anticostituzionale, stando ai canoni della riforma approvata.

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