NIGERIA. L’esercito attacca una processione

L’agenzia di stampa britannica Reuters ha dato la notizia di un attacco dell’esercito governativo nigeriano contro una processione. La cerimonia religiosa era stata organizzata dall’IMN (Islamic Movement in Nigeria) un’organizzazione dichiarata fuorilegge, per cui niente di straordinario. Anche in Italia se una manifestazione non è stata autorizzata dalle guardie viene sciolta a viva forza e, qualche volta, qualcuno ci rimette la pelle. La differenza con la Nigeria è che in Italia nessuno dà ufficialmente l’ordine di sparare sulla folla.

L’opinione pubblica mondiale sa che gli islamisti sono fanatici terroristi e nessuno condanna la repressione nigeriana. Anzi, più di qualcuno, anche in Italia, li vorrebbe tutti morti questi maledetti islamisti.

Il fatto è che in Nigeria su una popolazione di circa 200 milioni di persone è musulmana la metà. Tutti terroristi? Se così fosse, da quel dì che la Nigeria sarebbe stata un califfato. C’è da dire che la maggioranza dei musulmani è sunnita, per cui la minoranza sciita non se la passa bene. Attacchi e repressione sono all’ordine del giorno. È un po’ come succedeva in Europa quando cattolici e protestanti si bruciavano a vicenda o nell’Irlanda del Nord di oggi dove lo scontro cova sotto la cenere (e qui non è un retorico modo di dire).

In Nigeria, dunque, sono gli sciiti che si scontrano “regolarmente” con le forze armate governative. I militanti dell’IMN da sei anni organizzano proteste (pacifiche) nella capitale Abuja con “regolari” conclusioni sanguinose.

C’è però anche la guerriglia islamista nel Nord-Est (la Nigeria è una Repubblica presidenziale federalista con 36 Stati e un Territorio) dove domina l’ISWAP (Islamic State’s West Africa Province – le diciture sono in inglese perché è la lingua ufficiale) ma terreno di scontro anche di bande armate rivali e di antichi odi etnici. Il Nord-Ovest pure è battuto da bande (come distinguere un gruppo islamista da uno di “semplici” banditi?) che rapiscono per ottenere riscatti, che arruolano a forza bambini, che violentano e rubano. Ci sono stranieri dietro tutto questo? La solita storia del petrolio e delle miniere? Armi e munizioni da dove arrivano? Se davvero il mondo “civile” volesse mettere fine alle stragi, basterebbe un blocco sull’import di materiale bellico (Morto Soros, chi lo sostituirà come spaventapasseri?). 

Nello Stato di Sokoto, nel Nord-Ovest appunto, dove gli scontri con le forze armate governative sono frequenti, inutilmente, il 20 settembre scorso le autorità nigeriane avevano bloccato le comunicazioni (internet e telefoni) per facilitare un’articolata campagna militare di repressione. Il 26, però, è stata attaccata una base governativa e sono stati uccisi (secondo le dichiarazioni ufficiali) 14 soldati, 5 poliziotti e 3 membri di una non meglio precisata forza di “protezione civile”. Non è stata diffusa alcuna informazione sull’identità degli attaccanti ma a Sokoto si stavano rifugiando gruppi di armati in arrivo dal vicino Stato di Zamfara, dove, dal 4 settembre, era stato imposto il primo blocco delle comunicazioni.

Ai confini, la regione del Sahel e dell’Africa occidentale è guerra continua tra banditismi, traffici di esseri umani e battaglie inter-etniche.

 

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