La fine non è vicina, perciò muoviti!

L’Afghanistan conferma l’impreveduto di Spengler

C’è chi calcola quanta gente popolerà la Terra nel 2056 e chi quanto ghiaccio si sarà sciolto tra vent’anni. I sondaggisti prevedono il voto di domani e gli economisti la crescita del Pil tra due anni. Viviamo un’epoca di previsioni fondate su algoritmi. Non si tiene più in conto l’imprevedibilità dell’elemento uomo, tant’è che le smentite “profezie” degli scorsi decenni sono state sostituite da altre spostate avanti nel tempo. Perfino i più rigorosi sondaggi contemplano margini d’errore quando non vengono addirittura sputtanati dai fatti. Qualcuno dimentica e la maggioranza ignora una delle annotazioni di Oswald Spengler riportate nell’onnicomprensivo “Il tramonto dell’Occidente – Lineamenti di una morfologia della storia mondiale” (Der Untergang des Abendlandes. Umrisse einer Morphologie der Weltgeschichte, 1918-1923).

«Alla superficie dell’accadere mondiale – scriveva il filosofo tedesco, insegnante di scienze, di matematica e di storia – regna l’impreveduto». Il corsivo è del traduttore Julius Evola (ed. Longanesi, 1970), perché il “non preveduto” è parecchio distante dall’imprevisto, che è usato come sostantivo e contiene l’idea della sorpresa, dell’inaspettato. L’impreveduto, nella lezione di Spengler, «contrassegna ogni singolo avvenimento, ogni singola decisione, ogni singolo individuo». E fa un paio di esempi: «Nessuno prevedette l’espansione aggressiva dell’Islam all’apparire di Maometto, o Napoleone alla caduta di Robespierre».

Il caso più recente di fatto impreveduto è venuto dall’Afghanistan dove i Talebani hanno preso Kabul in pochi giorni quando tutti gli esperti, armati di grafici e di report satellitari, di elaborati algoritmi, di analisi relative all’armamento degli studenti coranici e dell’esercito regolare e, soprattutto, della strapotente forza americana di bombardamento, prevedevano la presa della capitale in almeno tre mesi (Dopo 20 anni, i Talebani tornano al potere).

Spengler aveva sott’occhi l’intera storia mondiale e perciò concludeva, senza tema di essere smentito citando uomini e fatti specifici: «Che grandi figure appaiano, ciò che esse intraprendono, il loro riuscire o meno, tutto ciò è imprevedibile; nessuno sa se uno sviluppo dagli splendidi inizi si realizzerà in grande, come ne fu il caso del patriziato romano, o se verrà fatalmente interrotto, come ne fu il caso per gli Hohenstaufen e per tutta la civiltà dei Maya…».

L’impreveduto domina non soltanto nelle vicende umane: «…a onta delle scienze naturali, le cose non stanno altrimenti quanto al destino di ogni specie animale e vegetale nella storia della terra e, di là da ciò, quanto al destino della stessa terra, di tutti i sistemi solari e della Via Lattea».

«Una figura insignificante come Augusto – continuava Spengler, riducendo a ragione la figura dell’erede di Cesare – doveva creare un’epoca mentre il grande Tiberio fu come se non fosse esistito. In ugual guisa ci appare il destino di artisti, di opere d’arte e di forme d’arte, di dogmi e di culti, di teorie e di invenzioni».

«Che nel turbine del divenire – aggiungeva – un elemento si faccia invece destino, spesso per tutto il futuro, per cui il primo scompare fra le onde della superficie storica e il secondo invece crea della storia, tutto ciò non si spiega con nessuna causa tangibile, oppure obbedisce alla più profonda necessità». Qui toccherebbe fare una digressione sul “destino” e sulla “necessità”, con relativa disanima del meccanicismo materialista usato per spiegare le umane vicende. Sarebbe una digressione talmente lunga da far dimenticare l’impreveduto. Ai lettori di Spengler è nota la “sintassi” che il filosofo tedesco applica agli accadimenti della Storia ed è familiare quanto sia complessa, vasta ed esaustiva la “descrizione” da lui fatta del percorso storico compiuto dalle principali “culture” umane, per cui il miglior servizio che possiamo rendere a Spengler sarebbe “tramandarne” in maniera “frammentaria” gli insegnamenti e le indicazioni.

Quasi a sfotticchiare ponderosi resoconti storici, Spengler sottolineava: «Quante guerre furono combattute soltanto perché un cortigiano geloso volle allontanare un generale da sua moglie! Quante battaglie furono vinte o perdute in base a ridicoli incidenti!».

La lezione, insomma, è: immaginare il futuro fa bene alla salute della mente, ma stiamo attenti a non fare calcoli matematici perché l’impreveduto è sempre in agguato.

 

 

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