MILIARDI AI PORTI. Per elezioni e cambiamenti climatici

Alla Corte dei Conti è in via di registrazione un decreto che stanzia circa 3 miliardi di euro per i porti. A questi si aggiungono 112,2 milioni immediatamente utilizzabili per interventi prioritari. I fondi sono spalmati dal 2021 al 2026. Sono soldi partoriti dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, che si fonda, com’è noto, sulla barca di miliardi made in Ue.

Non è una cifra enorme, date le necessità di ammodernamento del sistema portuale nazionale, ma, se spesi correttamente, questi soldi potrebbero aiutare ad affrontare le sfide dei porti algerini, spagnoli, greci… (TRAFFICI VIA MARE. L’Italia deve investire nei porti). Guardando i capitoli della suddivisione delle risorse, non c’è però da stare tranquilli. Un miliardo e 47 milioni sono destinati alla “resilienza delle infrastrutture portuali ai cambiamenti climatici” e allo “sviluppo dell’accessibilità marittima”. Questo significa che un bel po’ di quattrini se ne andranno in commissioni di studio, task-force di esperti, convegni etcetera ecceterone. A lume di naso, non pare che per i nostri porti i problemi di “resilienza ai cambiamenti climatici” siano più gravi della mancanza di gru moderne, di veloci collegamenti con l’entroterra, di migliori attrezzature per le banchine… pardon, per le banchine ci sono 700 milioni, che dovranno finanziare l’elettrificazione in modo da ridurre l’inquinamento delle navi ormeggiate.

Ci sono anche 50 milioni per l’efficientamento energetico. Obiettivo che necessita di appositi comitati e sottocomitati nonché della consulenza di sodalizi ecologisti operanti sul territorio. Pare già di sentire le lamentele dei sacerdoti di Gea per la scarsità dei fondi a disposizione.

Per quanto riguarda l’aumento selettivo della capacità portuale ci sono 390 milioni. Tanti? Le varie Autorità portuali, che avranno a disposizione tutti questi quattrini, agiranno ciascuna per proprio conto. È immaginabile una dispersione di risorse a livello locale, in assenza di una visione strategica generale. Il Mediterraneo sarà spartito tra vecchi scali (Marsiglia, per esempio) e nuovi hub (Tanger Med 2, per esempio), mentre l’Italia potrà contare soltanto sul solito Gioia Tauro.

Ah! Ci sono anche 250 milioni per per la “realizzazione dell’ultimo/penultimo miglio ferroviario o stradale”. Anche qui, ci sarà poco da largheggiare tra progetti, gare d’appalto, ricorsi e blocchi ecologisti (aiuto! cementificano!).

Di quei milioni immediatamente spendibili, le quote sono: 59,9 milioni all’Autorità di Sistema portuale del Mare Adriatico Meridionale per interventi nel porto di Barletta (19,9 milioni) e sulla strada di collegamento tra l’Autostrada A14 e il porto di Bari (‘Porta del Levante’), 32,2 milioni all’Autorità di Sistema portuale del Mare Adriatico Orientale per interventi al porto di Trieste, 20,1 milioni sono attribuiti all’Autorità di Sistema portuale del Mare Tirreno Centrale per interventi di riqualificazione dell’area monumentale del porto di Napoli.

Se non ci fossero per lo mezzo le elezioni comunali, quella ventina di milioni sarebbero davvero serviti per la “riqualificazione”. Purtroppo ci sono e serviranno per spostare qualche voto dei napoletani.

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