«Vorremmo promuovere la concezione di un "Giorno del ringraziamemto" non tradizionale»

EVVIVA L’UGUAGLIANZA. Si mangia allo stesso truogolo

Nell’Alta Società, come si diceva un tempo, vigeva la più ampia libertà sessuale. Nelle magioni crescevano rampolli frutto dell’accoppiamento della signora con lo stalliere o con l’autista. In anonimi appartamenti vivevano donne non maritate con figli generati dal munifico e gentile signore. Nelle fattorie, i bastardelli proliferavano nell’assoluto riserbo. Spesso erano un segreto di pulcinella. Qualche volta venivano esibiti perché il papà era stato un conte o addirittura un sovrano di passaggio. Di mariti cornuti e fedifraghi e di mogli infedeli e tradite, si sussurrava nei salotti; finché la “faccia” era salva, ogni cosa procedeva in tranquillità. Di tanto in tanto, scoppiava uno scandalo, quando non una tragedia bagnata dal sangue.

In quella stessa società, gli animali erano allevati con grande cura. Cavalli, cani, gatti e pappagalli crescevano tra affetti e passioni.

La plebe, come si diceva un tempo, era occupata a sopravvivere e spesso cani, gatti e cavalli se li mangiava. Del poco che c’era in tavola non si pensava affatto di ricavarne pasti per animali domestici. Le bestie erano roba da signori.

Il mondo era diviso in due: i signori in poltrona e i plebei col sedere per terra. Per i signori, non esisteva un altro modo di vivere. I plebei ereditavano la rassegnazione, perché le cose del mondo erano sempre andate nella medesima maniera e mai sarebbero cambiate.

Nei saloni e nelle alcove, si fumava l’oppio e si beveva assenzio. Non mancavano festini animati da promiscuità sessuale e mode esotiche. Tra i plebei, girava vino e, quando capitava, un’accoppiata campestre.

L’irruzione sulla scena delle rivoluzioni borghesi (Fascismo e Nazionalsocialismo inclusi), che esaltavano la plebe per resuscitare i sentimenti di un Popolo orgoglioso della propria identità, è stata seguita dall’imposizione di ideologie “democratiche”, che hanno ignorato il Popolo puntando esclusivamente alla parificazione dentro le popolazioni. Tutti – insegnavano e tuttora insegnano – hanno gli stessi diritti.

La promiscuità sessuale, le trasgressioni, gli animali domestici e gli stupefacenti non hanno più confini di “classe”. Una grande spinta è arrivata dai preti laici, i quali hanno chiarito che tutto è naturale, che non esistono accoppiamenti contronatura e che la libertà individuale con annessa ricerca della felicità personale è la sola bussola da seguire.

Il risultato è stato una plebeizzazione generale benedetta da una simmetrica generale ignoranza.

Ma almeno l’ipocrisia è stata sconfitta? sono finiti i tempi delle alcove segrete? Nient’affatto. L’ipocrisia è diventata la matrice della nostra società. Perfino le guerre sono velate dall’ipocrita definizione di “missioni di pace”. Certo, i soldi fanno la differenza, ma soltanto per i beni materiali che si possono acquistare. Per il resto, le differenze (le diversità anche) non valgono più.

Dalla società di signori e plebei, siamo precipitati in un truogolo nel quale gusti e disgusti si confondono e al quale tutti si accostano per mangiare la stessa sbobba. E ciascuno, ingannato da inconsapevole ipocrisia alimentata da ignoranza, si vanta di “scegliere” cosa mangiare.

Lascia un commento

Questo sito utilizza i cookies. Se accetti o continui nella tua visita, consenti al loro utlizzo .

The cookie settings on this website are set to "allow cookies" to give you the best browsing experience possible. If you continue to use this website without changing your cookie settings or you click "Accept" below then you are consenting to this.

Close