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La guerra non sempre risolve

La durata di una guerra (Blitzkrieg incluso) è sempre incerta. E parliamo di uno scontro tra singole nazioni o coalizioni di esse. Una guerra condotta da “regolari” contro truppe guerrigliere finisce il più delle volte con il ritiro degli eserciti occupanti. Si può andare indietro nel tempo e a tutte le latitudini (Toro Seduto-Custer, Pancho Villa-Huerta, Castro-Batista, VietNam-Usa, Afghanistan-Urss…) e troveremo colossi battuti. Quando i “regolari” hanno vinto (i Francesi in Vandea, i Piemontesi al Sud…) è stato a caro prezzo oppure trascinando lo scontro a tempo indeterminato (Spagnoli con i Baschi, Inglesi con gli Irlandesi, Russi con i Ceceni…).
Elemento essenziale perché i “regolari” vincano è la collaborazione della popolazione civile: a questo servono i bombardamenti intensivi sulle città; la gente non ce la fa più e “consegna” chi l’ha messa nelle condizioni di essere massacrata (come nel caso di Milosevic).
Al Pentagono tutto questo lo sanno. Ma come fare a non perdere la faccia? L’America vuole vendetta e Bush l’ha promessa. Vedremo – a breve – cosa faranno gli strateghi Usa, ma restiamo convinti che le armi non coglieranno l’obiettivo; che è la sterilizzazione del terrorismo.
Altro sarebbe se Washington (insieme con l’Occidente industrializzato) scegliesse la via politica. Innanzitutto, dovrebbero rimetterci un po’ di quattrini e cancellare i debiti del Terzo Mondo. Questo toglierebbe un po’ d’acqua ai pesci-terroristi che vi nuotano.
Poi dovrebbero imporre la pace in Medioriente, costringendo Israele a rispettare le risoluzioni Onu e a fermare l’espansionismo territoriale.
Già questi due fatti, da soli, impedirebbero ai fondamentalisti islamici di chiamare a raccolta tutti i muslim della Terra.
Non solo. Questi due fatti sarebbero il segnale che il Terzo Millennio marcerà all’insegna della globalizzazione della Giustizia oltre che dei mercati.
Insomma, va tolta all’Islam la carica di teologia della liberazione e va impedito ai popoli poveri di islamizzarsi.
Stiamo parlando di scelte politiche che costano una montagna di quattrini. E’ chiaro che una guerra costa di meno (e fa fare soldi a tante industrie), ma chi ha la forza per dominare il mondo deve anche guardare a distanza e compiere, oggi, le azioni che impediranno, domani, l’assalto in massa dei diseredati del Pianeta.

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