GENOCIDI. Riflettori spenti sui sopravvissuti Curdi yazidi

Per i media sono Yazidi. In realtà, sono di etnia curda e yazida è la loro religione. Sono accusati di credere nel diavolo e per questo il Daesh, più noto come ISIS (Stato islamico dell’Iraq e della Siria) sette anni fa ne fece strage. Il 3 agosto del 2014, il Sinjar, la terra a nord dell’Iraq abitata dai Curdi yazidi, fu occupata dal “califfato” e più 5.000 uomini furono uccisi. Circa 6.700 tra donne e bambini furono catturati e schiavizzati.

I numeri non sono tali da attirare l’attenzione costante dei media, che prediligono dare spazio ad altri genocidi più “sostanziosi”. Le regole dell’informazione prescrivono il numero di righe per un omicidio in rapporto alla crudezza dell’accaduto e all’appartenenza geografica. C’è il grosso titolo se il fattaccio riguarda il mondo dei Vip oppure se la vittima è una donna. Il femminicidio è, com’è noto, un reato più grave del semplice omicidio. I Curdi di religione yazida, dunque, hanno avuto il loro quarto d’ora di notorietà, dopodiché il silenzio, rotto per motivi di forza maggiore, cioè quando ne ha parlato papa Francesco.

Sta di fatto che nei campi profughi ci sono all’incirca 250 mila yazidi in attesa di tornare a casa loro. Ci sono ancora circa 2.800 donne e bambini che risultano dispersi e quasi 17 mila yazidi, che non sono riusciti ad entrare in un campo profughi, sono assistiti a Sharya, nel governatorato di Duhok, dal “Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati in Iraq“.

Il rientro a Sinjar non è facile. L’area è battuta da gruppi armati “indipendenti” di religione islamica con morte certa per gli “adoratori del diavolo” maschi e schiavitù per donne e bambini.

Inoltre, tra le case distrutte ci sono edifici minati. Lo sminamento non è agevole e, comunque, richiede tempo. Anche i campi sono minati e per gli yazidi (in maggioranza agricoltori) non c’è speranza di sostentamento se non negli aiuti umanitari internazionali. Giacché il loro “caso” non è di richiamo per la cosiddetta opinione pubblica, i soccorsi dal mondo “civile” sono alquanto scarsi.

I gesuiti chiedono una campagna contro la schiavitù e per la liberazione degli yazidi, ma, almeno per il momento, con zero risultato. Per quanto riguarda la punizione dei miliziani dell’ISIS schiavisti e/o colpevoli di genocidio, se ne sta occupando la Germania e non risulta che altri Paesi abbiano intentato analoghe azioni penali.

Gli yazidi si ritengono gli unici discendenti di Adamo e sono razzisti – al pari di altri credenti di religioni “esclusive” – per cui non consentono matrimoni interreligiosi neanche con Curdi di religione musulmana. Sono monogami, ma i loro capi possono avere più di una moglie. La circoncisione non è obbligatoria (come non lo è nell’Islam), si praticano digiuni e si osserva il divieto per alcuni cibi secondo le modalità islamiche. L’immagine religiosa più diffusa è quella del pavone perché al centro del culto c’è un angelo dalle sembianze di pavone.

Ciò che li caratterizza maggiormente è la metempsicosi, la trasmigrazione delle anime.

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