Anche i poveri hanno diritto al cellulare

REDDITO DI CITTADINANZA. Esclusa la metà dei poveri

I criteri per la distribuzione del reddito di cittadinanza saranno migliorati. Il governo ha messo in piedi un apposito Comitato che sta lavorando da un po’. Il reddito di cittadinanza costa all’incirca 8 miliardi di euro l’anno distribuiti tra 2 milioni e 860.854 poveri. Il dato dovrebbe essere rassicurante: se i bisognosi sono assistiti anche con soldi da spendere, vuol dire che viviamo in una società che non lascia indietro nessuno. Evviva! A guardar bene le cifre, però, i conti non tornano. Secondo i dati Istat (l’Istituto nazionale di statistica) nel 2020 i poveri “assoluti” erano 5 milioni e seicentomila circa (i poveri “relativi”, erano circa 8 milioni, ma qui non ce ne occupiamo).

Com’è possibile questa differenza? Perché su 5,6 milioni di poveri, a godere del reddito di cittadinanza non sono nemmeno 3 milioni?

Fra l’altro, pare che tra i lavoratori autonomi e quelli che lavorano al nero, ce ne siano molti che incassano mensilmente il reddito di cittadinanza. Ma non si sa quanti. Ogni tanto leggiamo che qualche furbacchione è stato pizzicato, ma è impossibile dare un numero su quanti siano in totale.

La Caritas denuncia che circa il 56% dei poveri è fuori dal reddito, per cui confermerebbe la differenza tra la conta dei poveri e quella dei percettori. Secondo l’organismo pastorale della Cei (Conferenza episcopale italiana) per la carità, i requisiti, per certi versi, sono troppo stretti, per cui molti poveri restano esclusi, e per altri versi sono troppo larghi, per cui molti ricevono il reddito non avendone diritto oppure dovrebbero averlo più basso.

Non è il caso di andare a contestare questa differenza tra requisiti che sono contemporaneamente larghi e stretti. I preti sono secoli che fanno acrobazie storico-lessicali, per cui sono imbattibili. Chissà se il Comitato governativo, che sta lavorando ad una “risistemazione” del reddito di cittadinanza, non abbia in evidenza anche le “letture” della Caritas. Per ora, a guadagnarci sono loro: i membri del Comitato (presidente in testa), esperti e consulenti, funzionari e segretarie, autisti ed impiegati vari. Al rientro dalle ferie Mario Draghi non troverà sul tavolo il dossier utile alla riforma, ma il conto spese del Comitato. Date le difficoltà tecniche e contati gli imprevisti politici, è agevole prevedere una lievitazione dei costi del Comitato. Ovviamente non è un problema: con tutti quei miliardi piovuti sul governo, che volete che siano alcune decine di migliaia di euro in più o in meno.

Pare, comunque, che almeno su un punto Comitato e Caritas siano già d’accordo: il limite dei 10 anni di residenza per gli extracomunitari è troppo…limitante.

Ma di quali somme parliamo? Una persona povera che vive da sola ha diritto ad un RdC fino a 780 euro al mese. Una famiglia di mamma, papà e due figli minorenni può percepire fino a 1.180 euro al mese. E già qui non ci siamo: il rapporto è iniquo. Circa 800 euro per un singolo e nemmeno 1.200 per quattro persone denunciano che la famiglia non è una priorità.

Si potrebbe sperare che le “famiglie” di genitore1, genitore2 e due bambini adottati si mettano a fare casino. Grandi titoli, interviste, inchieste, approfondimenti, interrogazioni parlamentari e, soprattutto, trasmissioni televisive sul tema, farebbero subito aumentare la quota per le famiglie povere. Purtroppo per le famiglie “tradizionali”, quelle “moderne” sono in genere più che agiate.

 

 

 

 

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