AFGHANISTAN. Il governo nelle mani delle donne

Cos’ha combinato il civilissimo occidente (il maiuscolo sarebbe quantomeno inappropriato) in Afghanistan? Ha bombardato, distrutto, ucciso per venti anni. Dopodiché ha smontato baracca e burattini obbedendo allo Zio Sam, il quale, con la maschera del presidente Usa Joe Biden, ha dichiarato: «Cavatevela da soli!».

Gli Afghani hanno scelto di aprire le porte ai Talebani affinché facessero un governo senza corrotti e corruttori, senza traditori del popolo e venduti allo straniero. Ma non va bene. Il civilissimo occidente insorge a difesa dei diritti delle donne violati dai Talebani. Attrezza in poche ore una crociata globale, “stimola” manifestazioni di protesta mostrando alla pubblica opinione mondiale che il popolo afghano non vuole essere governato da chi non rispetta le donne (che, tradotto, è un passe-partout per l’orgoglio gay et similia).

Quello stesso popolo che ha esultato per la fuga dei corrotti, oggi vorrebbe la sconfitta dei vincitori? È difficile da credere. La gigantesca macchina propagandistica, manovrata dalle lobby che tengono sotto schiaffo le nostre società, non la può fermare nessuno. L’Afghanistan non sarà mai un Pese autonomo, una regione indipendente con una propria religione e con leggi varate all’insegna della sovranità nazionale. Quella sovranità invocata da ignoranti studenti e studentesse di casa nostra viene negata ai barbari studenti coranici.

Il canovaccio è il solito: proteste, qualcuno ci rimette la pelle (se donna vale il doppio), frizioni interne tra i vincitori favorite dal ricatto Usa (ma perché i soldi afghani stanno nei forzieri americani?), mass-media occidentali scatenati nella demonizzazione dei Talebani e, ciliegina sulla torta, un qualche attentato terroristico di chiara marca afghana.

Con tutta la buona volontà, i Talebani non riusciranno a dare alle donne ciò che hanno in occidente. È vero, hanno medici donne per curare le malate. Hanno donne nelle Università e nel mondo del lavoro, ma questo non basta. Consentono alle donne di portare un velo invece del regolamentare scafandro, ma questo non basta.

Gli studenti coranici possono sperare nella difesa (ovviamente interessata) di cinesi e russi. Se ci fosse l’Europa, sarebbe stata un’ottima occasione strategica, ma l’Ue non è l’Europa e perciò manco a parlarne.

La riunione del G7 convocata da Biden (insieme con il primo ministro britannico Boris Johnson) è il primo passo verso una stretta su Kabul. I Talebani dicono: «Abbiamo liberato l’Afghanistan e vogliamo che non sia più un campo di battaglia né terra di droga o di terrorismo». Ma queste sono sciocchezze se rapportate ai diritti delle donne così come sono applicati in occidente. Le storie strazianti di profughi (con accentuazione delle sofferenze muliebri) convinceranno il mondo civile – la cui identità è il supermercato – che è un dovere morale intervenire pesantemente… per la democrazia… i diritti etcetera ecceterone.

Il destino dell’Afghanistan – combattere contro gli invasori – adesso si vestirà da donna.

 

 

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