PONTE SULLO STRETTO. Costosissimo ma invisibile

Quant’è costato il Ponte sullo Stretto di Messina? Più di una barca di quattrini. I primi progetti risalgono a mezzo secolo fa. Il più affascinante prevedeva una campata unica di tre chilometri e passa (3.300 m.). La società costituita appositamente (la Stretto di Messina S.p.A.) spese soldi a profusione, ma fallì miseramente una decina d’anni fa. Chi l’ha costruito poi? Nessuno. È questo il lato originale della faccenda. Per l’autostrada Salerno-Reggio Calabria, sono state spese montagne di soldi ma, dopo più di mezzo secolo, è stata finita. Quando si tratta del Sud, tra cosche di politicanti, cosche di delinquenti comuni, cosche di burocrati affamati e tra associazioni varie di utili idioti, qualsiasi opera subisce rallentamenti e lievitazioni di costi. Si sa; e a scandalizzarsi è rimasto giusto qualche bergamasco di Berghem de hura.

Il Ponte però è un vero prodigio: dopo cinquant’anni di progetti, gare d’appalto e carotaggi d’ogni tipo non se ne vede una sola pietra. Non è nemmeno la classica opera incompiuta. Insomma, il Ponte è un fenomeno unico.

Qualche giorno fa il ministro delle Infrastrutture e mobilità sostenibili Enrico Giovannini, nel corso di un’audizione alla Camera (s’erano riunite le commissioni Ambiente e Trasporti), aveva detto che per il Ponte c’erano già 50 milioni di euro previsti nella Legge di Bilancio 2021.

Apriti cielo! È riscoppiata la solita bagarre. Ci sono quelli che sono contrari perché – sostengono arciconvinti – le due sponde, quella calabrese e quella siciliana, sono in movimento. Ci sono i tutori degli uccelli che strillano perché il Ponte bloccherebbe le naturali migrazioni di non si sa quante specie di volatili. Ci sono i contrari per ideologia, ultimi antiberlusconisti rimasti sulla piazza. Ci sono i no degli ambientalisti sacerdoti alla No-Tav. Ovviamente, i gestori dei traghetti Villa San Giovanni – Messina vedono sfumare i comodi introiti. Diciamo che i contrari al Ponte oggi sono una quasi-maggioranza in Parlamento e nella cosiddetta società civile.

Alla luce di ciò, non si capisce perché il ministro Giovannini abbia ritirato in ballo il Ponte. L’ha fatto per contare i quasi-amici e i quasi-nemici? Perché vorrebbe lasciare una traccia nella storia d’Italia? O semplicemente per distribuire un po’ di denari tra consulenti, esperti, commissari e via taskforzando? «Nel breve periodo – ha annunciato – istituiremo un nuovo gruppo di lavoro permanente…». Evviva! Di permanenti resteranno i gettoni di presenza, i rimborsi spese e gli stipendi a segretari, coordinatori etcetera ecceterone.

Meno male che arriva Lucifero e così i media hanno come riempire gli spazi.

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