ROGO DI PRIMAVALLE. Dietro c’erano e ci sono i cattivi maestri

La morte di un assassino rimasto impunito ha scatenato commenti e commentacci. La rabbia e il dolore sono un veleno che uccide la ragione. Il disgraziato essere umano che appicca il fuoco omicida ha mille motivi per farlo. Innanzitutto gli hanno insegnato che uccidere un fascista non è reato. I suoi maestri raccontano orgogliosi della giusta vendetta del proletariato e inneggiano alla ghigliottina in tutte le sue manifestazioni: dalle foibe ai cadaveri appiccati per i piedi. In più, il mentecatto imbottito di falsi miti egualitari è convinto che eliminare fisicamente l’avversario politico sia normale prassi rivoluzionaria, anche in assenza di rivoluzione.

Il più feroce assassino, però, non meriterà mai una condanna più terribile di quella che spetta ai pennivendoli imbonitori da fiera i quali intorbidano scientemente le acque.

Cosa scrissero all’epoca questi schifosi esemplari della professione giornalistica? Come spiegarono l’infame rogo di Primavalle? Leggere oggi quegli articoli e gli autorevoli commenti che li accompagnavano aiuta a vedere chi sono i veri nemici della verità. Non il poveraccio che uccide e scappa. Quello è un mostriciattolo come tanti altri partoriti da una chiesa nella quale dogmi, litanie e liturgie non sono meno prepotenti di quelli scanditi dalle campane. È una chiesa, per certi versi, più terribile di quella che minaccia l’inferno nell’aldilà perché essa l’inferno l’impone nell’aldiquà.

Scrissero che era stato un regolamento di conti fra fascisti. Convinsero i più che il rogo era stato causato da una sordida guerra tra camerati. Quelli maggiormente avvezzi a scartabellare tra fatti e leggende per dimostrare le colpe fasciste non ebbero dubbi e portavano le prove di analoghi accadimenti generati dalla perfidia fascista.

I giovani d’oggi non lo sanno, ma a quei tempi, quando scoppiava una bomba, i mezzibusti a quattro soldi al chilo proclamavano: la bomba è di chiara marca fascista. Proprio così. Sembra incredibile, ma era questo il modo di fare informazione. Ancora oggi a Bologna una lapide narra di una strage fascista.

Ecco. Non contro i mentecatti omicidi infarinati di marxleninismo si dovrebbero scagliare le parole (perché qua di parole si tratta, i fatti essendo zero) degli arrabbiati disposti a tutto (sempre a parole, ovvio) ma contro i raccontatori per i quali le Brigate Rosse sono sedicenti, quando non fascisti provocatori pagati dalla Cia, e gli aggressori comunisti armati sono ogni volta pacifici giovani democratici bastonati da una squadraccia fascista.

L’ira va indirizzata contro questi prezzolati che scrivono e dicono menzogne sapendo di mentire, perché secondo loro è giusto nonché sacrosanto mentire quando si tratta di fascisti. Il vero nemico sono loro. La manovalanza dei poveri antifascisti militanti va tranquilla perché sa che domattina sui grandi giornali, in televisione e nei salotti che contano si alzerà un muro in difesa di tranquilli studenti democratici aggrediti e si alzeranno molte forche per impiccarci i fascisti aggressori.

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