Parigi, catacombe con piscina

Per i dissidenti si apre la via delle catacombe

Il dissidente ha due vie: quella della resa, rinnegandosi, o la via delle catacombe. La strada maestra, quella della lotta di resistenza, è, al momento, sbarrata. Gli strumenti di repressione della dissidenza non passa giorno che non siano ricalibrati per una maggiore efficienza. La continua produzione legislativa è lo zoccolo duro e legale della repressione. Leggi nuove vengono immediatamente emanate non appena nelle vecchie si apre una qualche falla. La dissidenza è analizzata e sezionata momento per momento in modo che ciascun frammento trovi corrispondenza in una norma con efficacia punitiva.

In uno slancio di orgoglio o di ambizione martiriologica, oppure di entrambi, un dissidente può uscire allo scoperto, farsi vedere mentre protesta. Ma dura un istante: il sistema repressivo scatta come la tagliola sulla zampa del lupo. Il coraggioso è messo a tacere mentre le grancasse delle pubbliche orchestre (tra le quali le private si mimetizzano) lo additano quale esemplare di una schiatta pericolosa che complotta nell’ombra. Chi dissente apertamente diventa, purtroppo, tenace cemento per un sistema nel quale si aprono mille fenditure.

La via del combattimento a viso aperto è impraticabile. Chi l’imbocca perché votato al martirio merita rispetto e onori, ma il suo sacrificio sottrae energie alla lotta di domani.

La via delle catacombe, al momento, è la migliore. Ci si raccoglie per rialimentare le forze, indebolite soprattutto dalla consapevolezza dell’impotenza. Si pratica il ricongiungimento di potenze sparse e tra loro stupidamente contrastanti. Ci si prepara all’inevitabile giorno nel quale la fenditura nel sistema sarà talmente diffusa da consentire a capaci minatori di allargarla fino a causare il crollo. Inevitabile è quel giorno perché le umane vicende hanno mostrato, e tuttora mostrano, che nessun sistema sopravvive a sé stesso quando campa di repressione anche se ad essa accompagna furbescamente un permissivismo sotto spoglie di libertà.

Dissidente è colui il quale non è d’accordo con un’ideologia, con una religione o semplicemente con le opinioni dominanti. Dissidente è chi non si adegua al pensiero e al modo di agire della maggioranza. Furono definiti dissidenti i calvinisti e i luterani che si separarono dalla chiesa cattolica. Negli Anni Sessanta del secolo scorso, nel mondo cosiddetto occidentale diventarono famosi i dissidenti della chiesa comunista sovietica. Essere un dissidente in URSS significava finire in Siberia ma, se riusciva ad evadere, faceva incassare onori e quattrini in Occidente.

I dissidenti russi erano coccolati anche nei salotti della Milano-bene, colorati di un “benpensante” rosso comunista.

Oggi, con ex democristiani ed ex comunisti uniti nella corsa al Palazzo (non quello d’Inverno, ma quello che fu dei Chigi), i “benpensanti rosa shocking” debbono accontentarsi di dissidenti cinesi, coreani, indiani, pakistani, che però non hanno il fascino degli ex prigionieri nei gulag sovietici, promossi dagli americani scrittori (qualcuno si beccò perfino un Nobel), pensatori, filosofi, storici e via acclamando in un’orgia di riconoscimenti.

Il dissidente è, comunque, una persona che non concorda. Per idee e per convinzioni.

A coloro i quali dissentono alimentati da superstizioni (“il vaccino ci sterilizza“) e da fedi fondamentalmente superstiziose (“Gea si ribella alla violenza dell’uomo“) la via delle catacombe deve restare chiusa, tanto più che la loro dissidenza è utile al regime. I contemporanei millenaristi sono un fertilizzante per lo sfruttato campo del luogocomunismo e dell’appiattimento mentale. È probabile che ci sia un No-Tav meritevole di essere accolto in catacomba perché nel profondo è un “resistente”, ma le sue motivazioni sono comunque consunte,  originate come sono da un veteroanticapitalismo.

Nelle catacombe, c’è spazio per i dissidenti autentici, per quelli che vanno in galera soltanto se salutano mostrando la mano aperta e disarmata oppure semplicemente mettendo in dubbio con le parole una delle tante verità-dogmi sotto protezione di leggi apposite.

Nelle catacombe, il lavoro è serio oltreché razionale, ma questo non esclude qualche ora di relax e divertimento. La visione comune di un film o lo scambio di letture eretiche sono preziosi corroboranti. Film e libri, forti e leggeri; non per forza pesanti e compendiosi. Un film come “Il boom” (soggetto di Cesare Zavattini e regia di Vittorio De Sica), per esempio, può portare un po’ di  buonumore. Un formidabile Alberto Sordi, nei panni di uno dei tanti personaggi degli anni del boom economico (il film è del 1963), vende un occhio per finanziare una propria speculazione immobiliare. Sua moglie, al pari di altre consorti di rampanti imprenditori, spende, spande e farfalleggia. Ma si diverte con poco. Le basta andare a vedere i frocetti che stazionano di notte per le vie di Roma. Ridono felici e contenti alle avances dei frocetti. Non c’è niente di male. È soltanto un sightseeing, forse morbosetto, ma inoffensivo.

Che fine hanno fatto quei frocetti del ’63? Oggi sono star televisive, parlamentari, opinion leader… e guai a chi li tocca. Anzi. Attenzione a chiamarli frocetti. Si va in galera, altroché.

 

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